Innovazione tecnologica e nuove imprese rappresentano uno dei segmenti più dinamici del tessuto economico siciliano, ma anche uno di quelli in cui le fragilità emergono con maggiore evidenza.
Il quadro delle imprese, nel suo complesso, resta in chiaroscuro e impone ottimismo ma anche prudenza. È la fotografia dell’economia siciliana tracciata da Salvo Politino, presidente di Assoesercenti Sicilia, nell’intervista rilasciata a SudHitech nei primi giorni del 2026, sulla base dei dati aggiornati alla fine del 2025.
“Il dato complessivamente è positivo. Soprattutto in termini di natalità c’è stato un aumento del 45%. La mortalità diminuisce del 12,75%”, spiega Politino che definisce di imprenditori “eroi”, con un ruolo sociale, e ribadisce il sostegno di Assoesercenti. L’andamento però, varia sensibilmente tra i diversi settori.
Il commercio resta uno dei comparti centrali dell’economia regionale. Tuttavia, il settore che si identifica con la piccola impresa, con l’amico impresa, con l’impresa familiare, ha degli acciacchi. Le iscrizioni crescono dell’1,1%, mentre le cessazioni diminuiscono del 36%, un dato che indica come “molte imprese continuano, nonostante tutto, a resistere”, dimostrando una dinamica che non riguarda solo le nuove attività ma anche quelle già avviate.
Una tenuta che, secondo il presidente di Assoesercenti Sicilia, non può prescindere da un quadro di sicurezze che le istituzioni devono dare per partecipare al progetto imprenditoriale. “Oggi fare impresa, soprattutto in Sicilia, presuppone una programmazione da parte dell’istituzione della politica che dia certezze”, osserva, richiamando l’attenzione sui tempi di attuazione delle misure regionali.
Tra gli esempi negativi citati, il bando turismo, “prorogato per ben due volte” e ancora privo di graduatoria definitiva. Anche gli incentivi Crias, a volte arrivati a che dopo 8 mesi, sono usati come esempio per puntare l’attenzione sui tempi di risposta della politica. “Siamo sicuri che l’impresa dopo 8 mesi ci sia ancora?”. Per Politino, “la certezza dei tempi che non può andare oltre i 60 giorni oggi è di fondamentale importanza”.

Guardando al settore tecnologico e dell’innovazione, spesso associato al mondo delle start-up, i dati mostrano una forte spinta in ingresso, ma una fragilità strutturale in uscita. “A dicembre del 2024 abbiamo avuto 284 iscrizioni e 395 cessazioni”, spiega Politino.
Al 31 dicembre 2025 le iscrizioni salgono a 357, “un aumento del 25,70%”, mentre le cessazioni crescono fino a 467, con “un aumento del 18,23%”. Un andamento “in controtendenza rispetto al dato generale”, che segnala come, nonostante la vitalità del comparto, molte imprese non riescano a consolidarsi.
“La fase critica per le imprese di nuova costituzione va dai 24 ai 36 mesi”, ricorda Politino, sottolineando che ritardi nell’accesso alle risorse pubbliche possono incidere in modo determinante.











