Da Boston alla Sicilia: il laboratorio d’impresa che trasforma Catania in un’aula globale
Da Catania alle Eolie, passando per Ragusa, Siracusa, Agrigento, Caltanissetta, Riesi e Taormina — per osservare da vicino imprese, territori e modelli di sviluppo profondamente differenti tra loro. Gli studenti statunitensi attraverseranno infatti diverse aree dell’Isola. Per studiare le sue imprese.
A lungo la Sicilia è stata raccontata come un’isola da lasciare: pochi spazi per crescere, opportunità limitate, innovazione cercata altrove. Una narrazione che oggi, però, viene messa in discussione. Negli ultimi anni, una parte del mondo accademico internazionale ha iniziato a considerarla come un laboratorio a cielo aperto per studiare imprese, territori e modelli di sviluppo legati a cultura e identità locali.
In questo contesto si inserisce “Sicily Dialog of Civilizations: Itinerary Entrepreneurship and Global Consulting in Italy”, il progetto internazionale sviluppato insieme all’Università di Catania che anche quest’anno porterà studenti e docenti americani tra aziende, workshop e attività sul territorio fino al prossimo 10 giugno.
L’iniziativa, realizzata dal Dipartimento di Economia e Impresa di UniCT insieme alla School of Business and Management della Northeastern University, è stata presentata nell’Aula Magna del Rettorato alla presenza del rettore Enrico Foti, dei docenti coinvolti e delle aziende selezionate come casi studio.
Ma il cuore del progetto è soprattutto fuori dalle aule.
A coordinare il progetto sul fronte UniCT è la professoressa Giorgia Maria D’Allura, docente associata di Economia e Gestione delle Imprese, che da tredici anni accompagna gli studenti americani dentro il tessuto economico locale.
«Nel 2014 era quasi una sfida ospitare qui un’università americana come la Northeastern», racconta. «Negli anni abbiamo costruito un rapporto sempre più forte e oggi questo progetto è diventato anche un modo diverso di raccontare il territorio attraverso le sue imprese e le sue capacità innovative».
Ogni edizione coinvolge tra i venti e i ventiquattro studenti americani, impegnati nello sviluppo di veri report di consulenza destinati alle aziende partner. Un lavoro basato su internazionalizzazione, strategie di espansione e innovazione aziendale.
«I casi studio cambiano ogni anno», spiega D’Allura. «In tredici edizioni abbiamo raccontato decine di imprese molto diverse tra loro. Quello che emerge sempre è la capacità degli imprenditori di innovare anche dentro contesti non semplici».
La novità più importante del 2026 riguarda proprio la didattica: per la prima volta una delle settimane di lezione verrà svolta direttamente a Catania e non negli Stati Uniti. Una scelta che, per i docenti della Northeastern University, nasce dalla necessità di far vivere agli studenti l’esperienza del territorio in maniera immersiva.
«Negli Stati Uniti siamo abituati a un ecosistema molto legato a tecnologia e life science», spiega Jack Salerno, Assistant, Professor in Entrepreneurship and Innovation and director of Venture Accelerator. «Qui invece gli studenti scoprono modelli imprenditoriali differenti: ospitalità, agricoltura, design, tradizione manifatturiera. Capiscono che esistono molti modi diversi di costruire innovazione».
«Uno degli elementi fondamentali che insegniamo ai nostri studenti è comprendere come la cultura influenzi il modo di fare impresa», aggiunge il professor Mark Docher Professor of Practice in the Entrepreneurship and Innovation at D’Amore-McKim School of Business. «Venire qui permette loro di vedere direttamente come storia, tradizioni e relazioni personali incidano sul business».
Ed è proprio questa dimensione a colpire maggiormente gli studenti americani.
Tra i casi studio selezionati per questa edizioneTomarchio Pasticceria Siciliana e Mangimi Leone. Due realtà molto diverse tra loro ma accomunate da una forte connessione con il territorio e da percorsi di crescita costruiti attraverso innovazione e sviluppo aziendale.
Henry, matricola del corso di Finance, lavorerà sul caso Tomarchio. «Sono molto curioso di conoscere la cultura locale e capire meglio il modo in cui qui si sviluppa l’imprenditorialità», racconta.
Ritika, studentessa di Economics e International Business, seguirà invece il progetto dedicato a Mangimi Leone. «La parte storica e culturale del territorio è incredibile. È interessante vedere come tradizione e impresa convivano».
Tra le aziende protagoniste del progetto, Tomarchio rappresenta uno degli esempi più emblematici di evoluzione imprenditoriale legata al territorio. Nata nel dopoguerra come piccola pasticceria artigianale, oggi l’azienda produce circa 50 milioni di “tortine” all’anno, diventate uno dei prodotti dolciari più diffusi nell’isola.
«Mio nonno ebbe l’intuizione di trasformare un prodotto tradizionale in qualcosa di semplice da distribuire e consumare», racconta il CEO Angelo Tomarchio, terza generazione alla guida dell’azienda. «Oggi collaborare con studenti e università internazionali ci permette di confrontarci con punti di vista nuovi e modelli differenti».
Un confronto che, secondo l’azienda, funziona in entrambe le direzioni.
«Noi raccontiamo la nostra storia imprenditoriale, ma allo stesso tempo riceviamo idee, prospettive e approcci diversi che diventano utili anche per il nostro modo di fare impresa».
Dentro il progetto convivono così consulenza, formazione internazionale, ricerca sul territorio e osservazione diretta dei processi economici locali.
E proprio questa contaminazione continua tra università, imprese e studenti internazionali è ciò che, anno dopo anno, ha trasformato il programma in uno dei percorsi accademici più interessanti sviluppati dall’Università di Catania insieme a un ateneo statunitense.










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