
Cisl e Fai chiedono verifiche su macchinari e formazione durante la vendemmia: i dati Inail rilevano un aumento delle denunce pari al 10,4%.
Stefano Palumbo, 67 anni, è morto incastrato in una vendemmiatrice nelle campagne tra Alcamo e Grisì, frazione di Monreale.
Un altro uomo, di 57 anni, è stato trasportato in elisoccorso all’ospedale Civico di Palermo, in gravi condizioni e con prognosi riservata.
Sull’incidente del 6 settembre 2026 indagano i carabinieri e i tecnici dello Spresal dell’Asp, impegnati a ricostruire la dinamica.
Un’altra famiglia distrutta.
Un’altra in attesa di notizie dall’ospedale.
Le responsabilità dell’accaduto dovranno essere accertate.
Ma sulla fragilità degli uffici regionali chiamati a vigilare esistono già documenti pubblici: la Regione aveva riconosciuto formalmente la carenza di ispettori e di competenze tecniche specialistiche.
Questo, però, non può diventare un alibi per le imprese. La scarsità dei controlli pubblici non cancella la responsabilità di chi organizza il lavoro, acquista o utilizza i macchinari e deve garantire ogni giorno condizioni sicure ai propri dipendenti e collaboratori.
Cisl e Fai: «Inaccettabile perdere vite in modo così assurdo»
Federica Badami, segretaria generale della Cisl Palermo Trapani, e Massimo Santoro, segretario generale della Fai Cisl Palermo Trapani, parlano di un «ennesimo colpo al cuore del settore dell’agricoltura».
Nel comunicato esprimono vicinanza alle famiglie e denunciano le condizioni che, secondo il sindacato, rendono il comparto particolarmente esposto: lavoro nero, caporalato, mancato rispetto dei contratti e insufficiente tutela della salute.
Richiamano mezzi vecchi o senza adeguata manutenzione, interventi con il motore acceso, formazione insufficiente e ritmi produttivi che comprimono il riposo.
Sono problemi denunciati nel settore, la cui eventuale presenza in questo incidente deve essere verificata dagli investigatori.
Gli stessi sindacalisti precisano di non conoscere ancora i dettagli dell’episodio.
La richiesta è concreta: accertare se la vendemmiatrice avesse tutte le protezioni previste e se gli operatori fossero stati formati per utilizzarla.
«Bisogna fare di più, bisogna alzare il livello di attenzione, controlli, formazione, prevenzione», dichiarano Badami e Santoro.
Ma prevenzione e formazione non possono essere affidate soltanto agli ispettori. Ogni impresa deve assumersi la propria parte di responsabilità: valutare i rischi, mantenere i mezzi in condizioni adeguate, impedire interventi pericolosi e fermare le lavorazioni quando non esistono condizioni di sicurezza.
La responsabilizzazione delle imprese non è un dettaglio
La sicurezza sul lavoro non è un adempimento burocratico da esibire in caso di controllo. È una responsabilità concreta di chi dirige l’azienda e organizza l’attività.
Nel settore agricolo questo significa, prima di tutto, conoscere i rischi legati a trattori, vendemmiatrici e altri macchinari; verificare che le protezioni siano installate e funzionanti; programmare la manutenzione; assicurarsi che ogni lavoratore abbia ricevuto formazione e addestramento adeguati.
Significa anche evitare che la pressione sui tempi di raccolta trasformi la fretta in una condizione ordinaria di pericolo. Nessun obiettivo produttivo può giustificare l’uso di un mezzo non sicuro, un intervento con il motore acceso o l’impiego di personale non formato.
Le imprese devono inoltre garantire contratti regolari, orari sostenibili e la possibilità effettiva di segnalare un rischio senza temere ritorsioni. La responsabilizzazione passa dalla tracciabilità delle decisioni: chi ha verificato il macchinario, chi ha autorizzato l’uso, chi ha formato l’operatore e chi ha controllato che le procedure fossero rispettate?
I controlli pubblici sono indispensabili, ma non possono sostituire la responsabilità quotidiana dei datori di lavoro. Un’azienda non deve essere sicura soltanto quando sa di poter ricevere un’ispezione.
Ispettorati regionali: la carenza era scritta negli atti dell’Ars
Il documento da rileggere porta la data del 22 maggio 2024.
È la risposta dell’assessora regionale Nunzia Albano all’interrogazione numero 937 del deputato Mario Giambona, pubblicata negli allegati al resoconto dell’Ars dell’11 giugno successivo.
L’assessorato riconosceva che i nove Ispettorati territoriali del lavoro soffrivano di una «atavica carenza di ispettori» e disponevano di 55 unità, fortemente insufficienti rispetto al fabbisogno.
Nella stessa risposta arrivava un’ammissione ancora più significativa: tra gli ispettori regionali in servizio non figuravano ispettori tecnici con specifiche competenze sulla sicurezza nei luoghi di lavoro.
L’obiettivo indicato dall’assessorato era arrivare a un organico ottimale di 230 ispettori.
È una fotografia del 2024, da tenere distinta dall’organico attuale.
Dimostra però che il problema era conosciuto, descritto e quantificato dall’amministrazione.
Quando una carenza viene definita “atavica” da chi governa gli uffici, l’emergenza ha già una storia.
E la politica deve rispondere dei tempi impiegati per affrontarla.
Il concorso per 52 posti e la domanda sulle assunzioni effettive
Un intervento è stato avviato.
Con il decreto numero 6300 del 23 dicembre 2025, la Regione ha bandito un concorso per 52 funzionari destinati agli Ispettorati: 30 ispettori del lavoro e 22 funzionari per la vigilanza tecnica sulla salute e sicurezza.
La procedura ha registrato la pubblicazione degli esiti delle prove tra giugno e luglio 2026, con ulteriori aggiornamenti in agosto.
L’avviso del 28 agosto ha inoltre fissato al 22 settembre 2026 una prova scritta asincrona per il profilo amministrativo, riservata alle candidate autorizzate dalla commissione sulla base della documentazione sanitaria.
Il reclutamento rappresenta un passaggio necessario.
La sua efficacia si misurerà con le persone effettivamente entrate in servizio, formate e assegnate ai controlli.
La Regione deve quindi rendere verificabile il risultato: quante assunzioni sono state completate, quando arriveranno gli altri vincitori e quale sarà l’incremento reale dopo pensionamenti e cessazioni?
Un posto bandito diventa capacità di vigilanza soltanto quando viene coperto e reso operativo.
Incidenti sul lavoro in Sicilia: 41 denunce mortali nel primo semestre 2026
Le tabelle ufficiali Inail, con rilevazione al 30 giugno 2026, registrano 14.553 denunce complessive di infortunio, contro 13.183 nello stesso periodo del 2025: un aumento del 10,4%.
| Indicatore Inail – Sicilia | Gennaio–giugno 2025 | Gennaio–giugno 2026 |
|---|---|---|
| Denunce complessive di infortunio | 13.183 | 14.553 |
| Denunce con esito mortale | 43 | 41 |
| Di cui mortali in occasione di lavoro | 31 | 29 |
| Di cui mortali in itinere | 12 | 12 |
Il totale degli infortuni comprende tutte le gestioni assicurative e i casi in itinere.
Le 41 denunce mortali risultano inferiori alle 43 del primo semestre precedente: il confronto va riportato correttamente, anche dentro un quadro drammatico.
Nella gestione Agricoltura, le denunce sono 862, delle quali 791 in occasione di lavoro e 71 in itinere.
I casi mortali denunciati sono cinque.
Si tratta di denunce soggette ad aggiornamento, riferite al semestre e non al bilancio completo del 2026.
I numeri non consentono di attribuire automaticamente ogni incidente a una specifica causa, ma impongono di interrogarsi sulle condizioni in cui si lavora. E ricordano alle imprese che la prevenzione non può essere ridotta a una formalità: ogni infortunio grave deve diventare un’occasione per verificare procedure, attrezzature e responsabilità organizzative.
Chi deve controllare: Regione, Asp e Ispettorato nazionale
La vigilanza siciliana coinvolge più strutture.
La Regione opera attraverso i propri nove Ispettorati territoriali, mentre sul territorio intervengono anche il personale dell’Ispettorato nazionale del lavoro, i Carabinieri per la tutela del lavoro e gli organismi previdenziali e assicurativi, secondo le rispettive competenze.
L’organizzazione dell’INL aggiornata nel 2026 prevede espressamente la gestione e il monitoraggio del contingente operante in Sicilia e i rapporti con le strutture regionali.
Sul versante sanitario intervengono gli Spresal delle Asp.
Un esempio documentato è Catania: nel 2025 il servizio ha eseguito 1.043 sopralluoghi, dei quali 147 in agricoltura.
Questa pluralità impone di distinguere gli organici e di misurare il coordinamento.
Per valutare la copertura del territorio servono dati su personale disponibile, aziende raggiunte, settori controllati e verifiche successive alle prescrizioni.
Ma la vigilanza deve essere accompagnata da una cultura della responsabilità d’impresa. Le aziende devono collaborare con gli organi di controllo, correggere tempestivamente le irregolarità e dimostrare che la sicurezza è integrata nell’organizzazione del lavoro, non aggiunta soltanto dopo una contestazione.
Le irregolarità scoperte mostrano quanto servano le ispezioni
Tra il primo gennaio e l’11 giugno 2025, l’attività del contingente INL in Sicilia aveva registrato 1.653 ispezioni, con una percentuale media di irregolarità del 78,59%.
Nell’ambito della salute e sicurezza erano state accertate 1.282 violazioni, delle quali 1.257 di natura penale.
Sono risultati relativi alle realtà sottoposte a controllo, selezionate anche in base al rischio: non rappresentano una percentuale automaticamente estendibile a tutte le imprese siciliane.
Descrivono però ciò che gli ispettori incontrano quando entrano nei luoghi di lavoro.
E rendono politicamente urgente una domanda: quanto territorio riescono a coprire gli uffici con le risorse disponibili?
Ne impongono anche un’altra: quante imprese considerano la sicurezza una priorità prima dell’ispezione, e quante intervengono soltanto dopo una sanzione?
La responsabilizzazione deve tradursi in comportamenti verificabili: investimenti nella manutenzione, formazione documentata e realmente svolta, valutazioni dei rischi aggiornate, supervisione degli operatori e procedure chiare per fermare le macchine in caso di pericolo.
Schifani renda pubblici organici, tempi e risultati
Al governo regionale guidato da Renato Schifani va chiesto un rendiconto comprensibile: ispettori effettivamente operativi per provincia, tecnici specializzati disponibili, assunzioni completate, controlli nelle aziende agricole e risultati delle verifiche.
Alle imprese va chiesto altrettanto: quanti lavoratori sono stati formati, quali macchinari sono stati sottoposti a manutenzione, quali rischi sono stati valutati e quali misure sono state adottate per impedire che un errore o un guasto si trasformino in una tragedia.
La responsabilità penale per la morte tra Alcamo e Grisì sarà accertata dagli inquirenti.
La responsabilità politica di organizzare uffici adeguati si valuta anche attraverso le carenze già riconosciute e il tempo necessario a colmarle.
La responsabilità delle imprese, invece, si misura ogni giorno: nelle decisioni del datore di lavoro, nelle condizioni dei mezzi, nella formazione degli operatori e nella capacità di fermare una lavorazione pericolosa.
La vendemmia torna ogni anno.
La necessità di programmare prevenzione e vigilanza è altrettanto prevedibile.
La sicurezza deve arrivare nei campi prima dell’elisoccorso. E deve cominciare dalle imprese, non soltanto dai controlli.










