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Foto di enelgreenpower
È Pozzillo, nell’Ennese, il bacino che in un solo mese ha perso più acqua. L’invaso di Regalbuto è passato dai 34,49 milioni di metri cubi di luglio ai 13,15 milioni rilevati al primo agosto: 21,34 milioni di metri cubi in meno.
Una riduzione che da sola dà la misura della pressione sulle riserve idriche siciliane nel pieno dell’estate.
Il caso di Pozzillo si inserisce infatti in un quadro più ampio.
Nei 30 invasi monitorati dall’Autorità di bacino della Regione Siciliana al primo agosto erano presenti complessivamente 500,71 milioni di metri cubi, contro i 566,78 milioni del mese precedente. In un mese sono quindi venuti meno 66,07 milioni di metri cubi, con una riduzione del 12%, superiore al 10% registrato nel precedente rilevamento.
Il dato, inoltre, riguarda i volumi lordi e non tutta l’acqua effettivamente utilizzabile. Tra sedimenti e cosiddetti volumi morti, infatti, bisogna sottrarre circa 140 milioni di metri cubi. La disponibilità reale scende così nell’ordine dei 350 milioni di metri cubi.
Ottima situazione per il Governo regionale
Dalal Regione però si dicono positivi anche in considerazione del fatto che lo scorso anno c'era meno della metà dell'acque negli stessi invasi. Se oggi parliamo di olltre 500 milioni di metri cubi il primo agosto 2025 erano 311,42 milioni di metri cubi .
“L’analisi dei dati restituisce un quadro che ha indotto l’Osservatorio distrettuale permanente sugli utilizzi idrici in Sicilia a deliberare già il 15 maggio scorso, guardando al futuro in un’ottica di pianificazione pluriennale delle risorse, che non vi fossero più le condizioni per dichiarare una “severità idrica”, poiché la situazione degli invasi è tornata normale”. Fanno sapere dalla Regione.
Da Pozzillo al Poma, le riserve scendono
Il calo più consistente è quello registrato a Pozzillo, ma anche altri bacini hanno perso quantità significative, seppure come detto, dalal Regione parlano di scaro “sostanzialmenet in linea” del mese di agosto con quello di luglio, “a conferma di un andamento pressoché analogo delle due annate”.
Il Poma, nel territorio di Partinico, nel Palermitano, è passato da 58,96 a 51,67 milioni di metri cubi, perdendone 7,29 milioni. Lo scorso anno partiva dai 22,65 Mmc.
L’Arancio, nel territorio di Sambuca di Sicilia, è sceso invece da 18,14 a 14,56 milioni di metri cubi. Erano 5,83 Mmc nel 2025.
Sono sei, complessivamente, gli invasi in uso in Sicilia che risultano pressoché vuoti.
Non tutti i bacini presentano però lo stesso livello di criticità. Il Lentini, nell’area di Lentini, conserva 90,66 milioni di metri cubi, praticamente lo stesso livello dell’agosto 2025, quando ne conteneva 90,30. Resta però la criticità di un sistema di pompaggio spesso guasto.
Il Santa Rosalia, nel territorio di Ragusa, dispone invece di 19,12 milioni di metri cubi su una capacità complessiva di 20 milioni.
Il caldo aggiunge un'altra perdita
A ridurre le riserve non sono soltanto i prelievi. Le alte temperature incidono anche sull’evaporazione, che rappresenta circa il 15% della perdita registrata.
Se ad agosto il ritmo di riduzione dovesse salire intorno al 15%, la quantità effettivamente disponibile potrebbe scendere a circa 280 milioni di metri cubi alla fine del mese. Sarebbe un ritorno ai livelli del 2023, prima della grande siccità che ha messo in ginocchio l’Isola.
Ancipa, l’acqua necessaria anche per il 2027
Un’altra situazione particolarmente delicata riguarda l’Ancipa, l’invaso che interessa il territorio di Troina. Al primo agosto conteneva 19,07 milioni di metri cubi lordi, contro i 21,06 milioni del mese precedente e i 22,42 milioni dell’agosto 2025.
Sul bacino gravano già prelievi autorizzati e fabbisogni futuri. A maggio Siciliacque è stata autorizzata dall’Autorità di bacino a prelevare 13,77 milioni di metri cubi per uso potabile fino a dicembre. Altri 4 milioni sono stati assegnati al Consorzio di bonifica della Sicilia orientale per scopi irrigui.
E per i primi mesi del 2027 Siciliacque ha già stimato la necessità di altri 8,8 milioni di metri cubi. Per soddisfare questo fabbisogno sarà quindi decisivo l’andamento dell’autunno: se non arriveranno precipitazioni sufficienti, con gli ultimi prelievi programmati l’invaso rischia di rimanere a secco.
Santoro: possibile una nuova crisi tra due anni
“La situazione della Sicilia è simile a quella di tre anni fa, i volumi sono identici a quelli che c'erano allora”, afferma Leonardo Santoro, ex segretario dell’Autorità di bacino, richiamando quella che considera una possibile ciclicità delle crisi idriche e un divario temporale tra Nord e Sud di circa due anni.
Da qui la previsione di una possibile nuova ondata di siccità tra un biennio, che potrebbe essere ancora peggiore dell’ultima.
A rendere più fragile il sistema, secondo Santoro, sono anche l’aumento del fango negli invasi e le condotte che non sono state riparate.
Il tema è quindi anche quello della capacità di conservare l’acqua. Negli anni, sostiene l’ex segretario dell’Autorità di bacino, sarebbe stato necessario aumentare la capacità di accumulo attraverso la pulizia degli invasi.
Oggi un intervento di questo tipo sarebbe però troppo costoso, mentre la realizzazione di nuove dighe richiederebbe tempi lunghi.
Per affrontare l’immediato e prepararsi a una possibile nuova emergenza, la priorità indicata da Santoro è quindi la riduzione delle perdite.










