
Il decreto sulle accise mobili mantiene fino al 26 agosto lo sconto di circa 17 centesimi sul gasolio. La benzina resta esclusa. Dal 27 agosto torna l’incognita fiscale, mentre nell’Isola il diesel è già aumentato del 28,2% rispetto a gennaio.
Il ministro dell’Economia Giancarlo Giorgetti, di concerto con il ministro dell’Ambiente e della Sicurezza energetica Gilberto Pichetto Fratin, ha firmato il decreto che attiva il meccanismo delle accise mobili e proroga lo sconto fiscale sul gasolio.
Ma si tratta di una proroga ridotta all’essenziale: soltanto due giorni, il 25 e il 26 agosto 2026.
Un piccolo ponte fiscale che evita l’immediato ritorno dell’aliquota ordinaria, senza però sciogliere il nodo di ciò che accadrà dal 27 agosto.
Una proroga finanziata con 20,8 milioni di extragettito IVA
Il decreto mantiene l’accisa sul gasolio a 532,90 euro per mille litri, circa 14 centesimi al litro in meno rispetto all’aliquota ordinaria.
Considerando anche la minore IVA applicata sulla componente fiscale, il beneficio complessivo alla pompa arriva a circa 17 centesimi al litro.
La misura sarà finanziata utilizzando 20,8 milioni di euro di maggiore gettito IVA incassato dallo Stato a luglio proprio per effetto dell’aumento dei prezzi petroliferi.
È il principio dell’accisa mobile: una parte delle maggiori entrate fiscali generate dal rincaro del greggio viene restituita sotto forma di temporanea riduzione dell’imposta sui carburanti.
Il provvedimento riguarda però esclusivamente il gasolio. La benzina non beneficia di alcuna riduzione.
Il decreto dovrà ora essere pubblicato in Gazzetta Ufficiale.
In Sicilia benzina oltre due euro e diesel a 2,148 euro
La mini-proroga arriva mentre i prezzi continuano a salire.
Secondo i dati del Ministero delle Imprese e del Made in Italy, il 23 agosto la benzina self in Sicilia ha raggiunto 2,021 euro al litro, mentre il gasolio è arrivato a 2,148 euro.
La media nazionale è rispettivamente di 2,010 euro per la benzina e 2,130 euro per il diesel.
La Sicilia paga quindi un sovrapprezzo di 1,1 centesimi sulla benzina e 1,8 centesimi sul gasolio rispetto al dato italiano.
Su un rifornimento da 50 litri la differenza territoriale vale circa 55 centesimi per la benzina e 90 centesimi per il diesel.
Il vero problema, tuttavia, non è tanto il contenuto divario tra la Sicilia e il resto d’Italia, quanto il livello assoluto ormai raggiunto dai prezzi.
Nella graduatoria regionale del MIMIT, l’Isola risulta ottava per il costo della benzina e quarta a pari merito per quello del diesel.
Da gennaio il diesel siciliano è aumentato del 28,2%
Il confronto con l’inizio dell’anno mostra la dimensione del rincaro.
A gennaio la benzina self in Sicilia costava mediamente 1,673 euro al litro. Il gasolio si attestava a 1,676 euro.
Rispetto a quei valori, la fotografia del 23 agosto registra un aumento del 20,8% per la benzina e del 28,2% per il diesel.
In termini monetari, un pieno da 50 litri costa oggi circa 17,40 euro in più per la benzina e 23,60 euro in più per il gasolio rispetto alla media di gennaio.
Per un’impresa che consuma mille litri di diesel, l’incremento rispetto all’inizio dell’anno vale teoricamente 472 euro.
Numeri che pesano soprattutto in Sicilia, dove l’insularità rende il trasporto su gomma determinante per logistica, commercio, agricoltura, turismo e distribuzione delle merci.
Il confronto europeo conferma l’anomalia fiscale italiana
L’ultimo dato disponibile della Commissione europea, riferito al 17 agosto, colloca la media aritmetica semplice dei 27 Paesi a circa 1,807 euro per la benzina e 1,952 euro per il diesel.
Rispetto a questi valori, la Sicilia paga 21,4 centesimi in più sulla benzina e 19,6 centesimi in più sul gasolio.
Utilizzando invece la media europea ponderata in base ai consumi, il divario si riduce ma non scompare: 9,7 centesimi per la benzina e 11,5 per il diesel.
L’analisi delle componenti del prezzo mostra dove si concentra l’anomalia italiana.
A luglio il divario tra Italia e media semplice europea era di circa 11 centesimi sulla benzina e 20,3 centesimi sul gasolio.
Secondo il monitoraggio di FIGISC, la componente fiscale contribuiva al differenziale per 11,8 centesimi sulla benzina e 24,8 centesimi sul diesel.
La componente industriale italiana risultava invece inferiore alla media europea.
In altre parole, almeno nel mese di luglio, il maggior prezzo italiano rispetto all’Europa era più che interamente riconducibile alla fiscalità.
Dal 27 agosto il diesel siciliano potrebbe subire un salto fiscale
La proroga firmata da Giorgetti e Pichetto Fratin evita per altre 48 ore il ritorno all’accisa ordinaria.
Ma dal 27 agosto, in assenza di un nuovo provvedimento, il beneficio dovrebbe cessare.
Se l’intero incremento fiscale venisse trasferito immediatamente al consumatore e tutte le altre componenti del prezzo restassero invariate, il diesel siciliano potrebbe passare aritmeticamente dagli attuali 2,148 euro a circa 2,319 euro al litro.
Si tratta di una simulazione statica e non di una previsione.
Le quotazioni internazionali, il cambio euro-dollaro, i margini della distribuzione, le scorte acquistate dagli impianti e i tempi di adeguamento dei listini possono infatti modificare il risultato effettivo.
Il calcolo serve però a rappresentare la dimensione del rischio fiscale che tornerà sul tavolo alla scadenza della proroga.
Due giorni di sconto non costituiscono una politica energetica
L’intervento del Governo evita una stangata immediata sul diesel durante il controesodo, ma sposta il problema di appena 48 ore.
La copertura da 20,8 milioni consente di guadagnare tempo, non di offrire certezza a famiglie e imprese.
Per le aziende di trasporto, per la distribuzione commerciale e per le attività produttive siciliane, programmare i costi sulla base di decreti validi pochi giorni diventa praticamente impossibile.
Il nodo non riguarda soltanto quanto costerà il gasolio il 27 agosto.
Riguarda la capacità del Governo di costruire una risposta meno emergenziale a una crisi che, ormai da mesi, scarica sui consumatori italiani il peso congiunto delle tensioni internazionali e di una fiscalità più elevata rispetto a quella europea.
La firma di Giorgetti riduce quasi impercettibilmente il rischio immediato.
Ma il conto, per il momento, è stato soltanto rinviato.










