Articolo pubblicato nell'edizione cartacea di agosto di SudPress

Nell'era digitale abbiamo accettato un modello nel quale, per utilizzare servizi essenziali per la vita sociale, professionale e relazionale, cediamo continuamente dati che vengono raccolti, analizzati, profilati e monetizzati da soggetti terzi. Come si dice: se è gratis il prodotto sei tu. Ma deve andare davvero per forza così? La risposta, secondo European Technology Ethics, può essere no. Ne parliamo con Ugo Piazza, presidente e fondatore dell'organizzazione, ed Eugenio Iorio, responsabile etico e architetto tecnologico del progetto.
State proponendo un ritorno alla piena sovranità dell'individuo sui propri dati e sulla propria identità digitale?
Ugo Piazza: «European Technology Ethics nasce dopo circa 3 anni di studi. Il primo risultato è un manifesto etico che si può approvare in forma anonima, senza essere tracciato e senza alcuna raccolta di dati. È un modo per dimostrare che un approccio diverso è possibile. I social network e, più in generale, il sistema del web sono multinazionali che hanno due obiettivi: profilare i nostri gusti, raccogliere dati e trasformarli in informazioni da commercializzare. Non siamo contro il progresso, né contro l'intelligenza artificiale. Al contrario, crediamo che la tecnologia debba diventare uno strumento al servizio delle persone e non uno sfruttamento».
Nel dibattito pubblico si parla spesso di tutela dei dati personali. Nel vostro Manifesto, però, sembra emergere una questione più profonda: la protezione dell'autonomia dell’individuo. È questa la vera sfida?
Eugenio Iorio: «L'ecosistema digitale contemporaneo, l’infosfera, riduce ogni individuo a un insieme di dati predittivi. Questi dati vengono utilizzati per orientare le scelte delle persone attraverso quelle che vengono definite "spinte gentili", i nudge, funzionali al modello di business delle grandi piattaforme tecnologiche. Oggi stiamo perdendo quella che definiamo sovranità neurale. Noi partiamo da principi diversi: il dato appartiene a chi lo crea e la mente dell'individuo è inviolabile. L'inviolabilità della mente e la tutela del dato sono i due principi fondamentali sui quali costruiamo il nostro progetto».
Il modello attuale c'è stato presentato come un prezzo inevitabile da pagare per avere accesso a questa nuova tecnologia. Ma se un'alternativa esiste, come si mette in pratica a livello globale?
Ugo Piazza: «Il dibattito contemporaneo sui social media e sulla rete si fonda su presupposti sbagliati. Alcuni Stati vogliono vietare l'uso dei social media ai minori di sedici anni, ma non basta.Oggi i social media lavorano sulla vendita di modelli sociali perciò ti spingono ad adeguarti. Questo secondo noi è una cosa che assolutamente bisogna arginare anche perché di fatto sta creando una generazione debolissima. C’è un indebolimento del l'io cosciente che è sempre più proiettato verso un io virtuale. Un io molto più debole. C'è una progressiva strategia per l'indebolimento della grandiosità della persona. Questo cosa vuol dire? Più debole è il pubblico, più lo posso controllare».
Cosa cambia concretamente nel vostro approccio?
Eugenio Iorio: «La nostra intenzione è passare da quelle che vengono chiamate black box e opacità algoritmica a un sistema in cui gli utenti sanno dove si trovano e come agisce. L'essere umano e i legami tra esseri umani vanno tutelati, soprattutto da un punto di sovranità neurale. Cioè ognuno non deve essere manipolato».
Alla base c’è il principio dell’Identità Relazionale Dinamica di cui lei è il principale teorico, di cosa stiamo parlando e perché è così importante?
Eugenio Iorio: «Siamo convinti che l'identità digitale di un essere umano si definisce sostanzialmente attraverso le relazioni e il contesto. Ogni utente diventa attivo per dimostrare, attraverso diritti e doveri, la differenza con degli oggetti artificiali, ad esempio gli agenti I.A».
Come si riconosce un'innovazione che mette davvero l'essere umano al centro?
Ugo Piazza: «Il nostro sito è l’esempio. I cookie devono essere messi per legge, ma noi li abbiamo disattivati tutti così non incamerano banche dati e spieghiamo cosa sono. Il nostro obiettivo ambizioso è proporre sul mercato prodotti tecnologici, etici e utilizzabili. Perché la tecnologia è il futuro ed è inarrestabile».










