
Naspi in calo, bandi incompleti e decreti mancanti: le sigle fissano la scadenza e minacciano nuove proteste per ottenere risposte concrete.
Il tavolo del 6 agosto 2026 avrebbe dovuto segnare un’accelerazione nella vertenza degli ex dipendenti Almaviva di Palermo.
Ha invece restituito il consueto repertorio della burocrazia regionale: procedure da completare, interlocuzioni in corso, convocazioni rinviate a settembre e impegni declinati rigorosamente al futuro.
Intanto, 400 famiglie aspettano da oltre tre anni una soluzione occupazionale.
E mentre i progetti restano impigliati tra assessorati, dipartimenti e decreti attuativi ancora mancanti, gli ammortizzatori sociali diminuiscono mese dopo mese.
Ex Almaviva, la Regione dei verbi al futuro
L’incontro si è svolto presso l’assessorato regionale alle Attività produttive, alla presenza di Slc Cgil, Fistel Cisl, Uilfpl Uil e Ugl Telecomunicazioni.
Assente l’assessore regionale alla Sanità, indicato come impossibilitato a partecipare per precedenti impegni e per un non meglio precisato “disguido organizzativo”.
Una giustificazione formalmente possibile, certo.
Ma anche una fotografia piuttosto efficace dell’inadeguatezza con cui il governo regionale continua a gestire una vertenza che coinvolge centinaia di lavoratori e che incrocia direttamente l’organizzazione della sanità siciliana.
Dopo oltre tre anni, infatti, non siamo ancora davanti a un calendario delle assunzioni.
Siamo davanti all’ennesimo aggiornamento.
È la Regione dei gerundi e dei verbi al futuro: il bando “sarà completato”, la fase successiva “vedrà l’avvio” della gestione, il reclutamento sarà seguito dalla formazione e sulla digitalizzazione “sono in corso interlocuzioni”.
Il presente, quello del lavoro concreto, continua invece a non esserci.
Progetto 116-117: il bando dovrebbe arrivare “nei prossimi giorni”
Il primo filone riguarda il 116-117, il Numero Unico Europeo per l’accesso alle cure non urgenti e ai servizi sanitari territoriali.
Durante la riunione è stato comunicato che il bando per la realizzazione dell’infrastruttura tecnologica dovrebbe essere completato nei prossimi giorni.
Soltanto dopo potranno partire la gestione del servizio, il reclutamento del personale e la formazione degli operatori.
Ma dall’aggiornamento reso noto non emergono le informazioni decisive.
Quando sarà pubblicato il bando?
Quanto durerà la procedura di affidamento?
Quante persone del bacino ex Almaviva saranno effettivamente impiegate?
Quando arriveranno i primi contratti?
Dopo tre anni di attesa, “nei prossimi giorni” non può più essere considerata una scadenza.
È una formula elastica che protegge l’amministrazione e lascia i lavoratori senza alcuna certezza.
La digitalizzazione ancora ferma alle interlocuzioni
Il secondo progetto dovrebbe riguardare la digitalizzazione e consentire l’assorbimento della parte del bacino che non troverà collocazione nel servizio 116-117.
Anche qui, però, il quadro resta tutt’altro che operativo.
Sono ancora in corso interlocuzioni con il dipartimento regionale delle Finanze e del credito e il prossimo incontro è stato fissato per il 3 settembre 2026, alle 10.30, nella sede di via Notarbartolo 17 a Palermo.
In pratica, agosto scivolerà via senza che dal tavolo sia emersa una data certa per l’avvio del progetto.
Per il governo regionale sarà forse soltanto un altro mese di calendario.
Per chi ha perso il lavoro ed è costretto a vivere con un’indennità progressivamente ridotta, sono altri trenta giorni di precarietà economica e familiare.
Una norma pubblicata a gennaio, ma il decreto ancora non c’è
I sindacati hanno sollecitato anche l’emanazione del decreto attuativo previsto dalla norma pubblicata il 9 gennaio 2026 sulla Gazzetta Ufficiale della Regione Siciliana.
La disposizione, non impugnata dal governo nazionale, riconosce una priorità d’impiego ai lavoratori ex Almaviva nei progetti destinati alla riduzione delle liste d’attesa della sanità siciliana.
Sono trascorsi quasi sette mesi dalla pubblicazione.
Eppure il provvedimento necessario a tradurre quella previsione in atti amministrativi concreti non risulta ancora emanato.
È questo il punto politicamente più grave.
La Regione ha approvato una norma, l’ha presentata come una risposta alla crisi e poi non ha completato tempestivamente gli adempimenti indispensabili per renderla efficace.
Una legge senza attuazione non crea occupazione.
Produce soltanto annunci, conferenze e materiale per comunicati stampa.
Quattrocento famiglie non possono vivere di tavoli tecnici
Le organizzazioni sindacali hanno riconosciuto la disponibilità dell’assessore alle Attività produttive, ma hanno espresso un netto malcontento per i tempi.
“I ritardi accumulati non collimano con l’urgenza sociale che vive il bacino dei lavoratori: 400 famiglie attendono una soluzione da oltre tre anni, con i primi 12 mesi di Naspi già esauriti e un ammortizzatore sociale la cui indennità continua progressivamente a ridursi ogni mese”, hanno denunciato Slc Cgil, Fistel Cisl, Uilfpl Uil e Ugl Telecomunicazioni.
Non è dunque più sufficiente apprezzare l’impegno di un singolo assessore.
La responsabilità è dell’intero governo regionale, chiamato a coordinare Attività produttive, Sanità, Finanze e tutti i dipartimenti coinvolti.
Se dopo oltre tre anni il risultato è ancora una catena di passaggi preliminari, il problema non è soltanto il ritardo di una procedura.
È l’incapacità politica e amministrativa di trasformare una promessa pubblica in una soluzione occupazionale.
I sindacati annunciano il ritorno alla mobilitazione
Le sigle hanno già avvertito la Regione.
“In assenza di risultati concreti, di tempi certi e del rispetto degli impegni assunti, riprenderemo lo stato di agitazione e torneremo a mobilitare i lavoratori”, hanno dichiarato.
Il prossimo appuntamento del 3 settembre non potrà quindi ridursi a un altro giro di tavolo.
Servono un cronoprogramma pubblico, il decreto attuativo, il numero preciso delle persone da assumere, le modalità di reclutamento e le date di avvio dei due progetti.
Tutto il resto appartiene alla liturgia di una politica regionale bravissima a convocare riunioni e assai meno capace di produrre risultati.
E le 400 famiglie ex Almaviva hanno già pagato un prezzo troppo alto per continuare ad aspettare.










