
Mentre il drone percorre un percorso prestabilito per 10-15 minuti, a una distanza massima di 60 metri dal laser, il sistema effettua fino a 3.000 misurazioni.
Un algoritmo converte i dati in una mappa che mostra la distribuzione delle concentrazioni di gas a una data altitudine.
A tal fine, i ricercatori tengono conto anche delle condizioni del vento locali. Un metodo estremamente preciso, con un errore di misurazione di circa il 5%.
Cambiano le tecnologie per la misurazione del pericolo legato ai vulcani.
Una delle ultime ricerche è di alcuni studiosi dell'Università Tecnica di Monaco (TUM) che hanno sviluppato un nuovo sistema di misurazione con i droni.
Il luogo per il test è stato il vulcano Vulcano alle isole Eolie.
Mentre raggi laser vengono inviati attraverso le nubi di gas in fuga e riflessi da droni, un algoritmo utilizza i segnali riflessi per creare una mappa che mostra le concentrazioni di gas, inclusi livelli elevati di anidride carbonica.
La differenza nell'usare i droni
Non è un dato da poco. Il rapporto tra anidride carbonica e anidride solforosa dà informazioni su ciò che sta accadendo sotto la superficie terrestre.
Se però fino ad oggi le misurazioni sono state effettuate a livello del suolo, adesso si passa a misurazioni direttamente in volo sulla bocca del vulcano.
Un passaggio che permette di superare i limiti delle misurazioni a livello del suolo, spesso compromesse dal fatto che i gas misurati in quel punto non provengono esclusivamente dall'attività vulcanica, ma sono emessi anche dalla vegetazione e dal suolo circostanti.
Qui entra in gioco la ricerca dell’Università di Monaco che usa i droni e quindi delle misurazioni dall’alto.
"Questo metodo è più preciso e sicuro", afferma il professor Achim Lilienthal, vicedirettore del TUM MIRMI Robotics Institute e responsabile della Cattedra di Percezione per Sistemi Intelligenti presso la Scuola di Informatica, Tecnologia e Ingegneria Informatica della TUM.










