La mobilitazione rompe il silenzio politico: sindacati e consiglieri chiedono investimenti, tutele per l’indotto e responsabilità manageriali.
La crisi dello stabilimento Pfizer di Catania non può più essere trattata come una faccenda interna alla multinazionale, magari da liquidare con qualche tabella, una procedura di riduzione del personale e le solite rassicurazioni di circostanza.
In gioco ci sono 330 posti di lavoro, centinaia di famiglie, i lavoratori somministrati e il futuro di uno dei più importanti poli industriali e farmaceutici della Sicilia.
La vertenza approda adesso in Consiglio comunale, mentre la mobilitazione sindacale cresce e il confronto nazionale convocato per il 22 luglio 2026 al Mimit diventa il primo vero banco di prova per istituzioni e azienda.
Chiesto un Consiglio comunale straordinario sulla vertenza Pfizer
È stata depositata la richiesta di convocazione di una seduta straordinaria e urgente del Consiglio comunale di Catania, interamente dedicata alla crisi occupazionale dello stabilimento etneo.
L’iniziativa è stata promossa dal consigliere comunale del Movimento 5 Stelle Graziano Bonaccorsi, primo firmatario della richiesta.
Il documento è stato sottoscritto trasversalmente da esponenti di diverse forze politiche, a conferma di una consapevolezza che dovrebbe essere persino ovvia: la possibile cancellazione di centinaia di posti di lavoro riguarda tutta Catania, non una singola parte politica.
Tra i consiglieri che hanno aderito figurano Salvo Giuffrida, Angelo Scuderi, Daniela Rotella, R. Pellegrino, M. Miraglia, esponente di Sud chiama Nord, e Giuseppe Gelsomino, oltre agli altri firmatari appartenenti al Movimento 5 Stelle, al Partito Democratico e al Gruppo Misto.
L’obiettivo è portare la vertenza nel luogo istituzionale che rappresenta direttamente la città e costringere ciascuno ad assumersi pubblicamente le proprie responsabilità.
Bonaccorsi e Giuffrida: “Serve la massima attenzione istituzionale”
Per Graziano Bonaccorsi e Salvo Giuffrida è necessario garantire la «massima attenzione istituzionale per salvaguardare i lavoratori e il futuro del polo farmaceutico etneo».
La richiesta di convocazione è stata sottoscritta trasversalmente dai consiglieri comunali proprio per evitare che una crisi di questa portata venga imprigionata dentro le consuete schermaglie tra maggioranza e opposizione.
Quando sono in pericolo centinaia di stipendi e un intero presidio produttivo, le bandierine di partito dovrebbero essere lasciate fuori dall’aula.
Resta però da vedere se alla solidarietà formale seguiranno atti capaci di incidere realmente sulle decisioni della multinazionale.
Un ordine del giorno per impegnare l’Amministrazione comunale
Parallelamente alla richiesta della seduta straordinaria è stato depositato anche un ordine del giorno sulla vertenza Pfizer.
Il primo firmatario è Salvo Giuffrida, vicepresidente del Consiglio comunale di Catania, insieme agli altri consiglieri aderenti.
Il documento punta a impegnare formalmente l’Amministrazione comunale affinché intervenga presso il Governo nazionale, la Regione Siciliana e i vertici aziendali.
La priorità indicata è la salvaguardia dei livelli occupazionali, ma la questione riguarda anche il futuro industriale dello stabilimento catanese.
Difendere esclusivamente i posti di lavoro nell’immediato, senza pretendere un piano credibile di rilancio, significherebbe infatti rinviare soltanto la resa dei conti.
Sindacati e lavoratori davanti ai cancelli: “Nessuno potrà dire di non sapere”
La pressione istituzionale arriva mentre davanti ai cancelli dello stabilimento si è svolto un partecipato presidio sindacale unitario.
Nonostante le temperature proibitive, centinaia di persone hanno manifestato per difendere il lavoro, la dignità delle famiglie e la sopravvivenza industriale del sito.
Alla protesta hanno partecipato non soltanto i dipendenti dello stabilimento, ma anche lavoratori provenienti da altri comparti, rappresentanti delle categorie dei chimici e dei metalmeccanici, le RSU e le segreterie sindacali.
Il messaggio emerso dalla mobilitazione è netto: questa non è più soltanto la vertenza Pfizer, ma la vertenza di Catania.
«La risposta dei lavoratori è stata straordinaria», hanno dichiarato i segretari territoriali Jerry Magno della Filctem CGIL, Stefano Costa della Femca CISL, Mimmo D’Antone della Uiltec UIL e Angelo Mirabella della UGL Chimici.
«Nonostante le temperature proibitive, centinaia di persone hanno scelto di essere qui per difendere il proprio posto di lavoro, la dignità delle proprie famiglie e il futuro industriale di Catania», hanno aggiunto.
«È un messaggio forte rivolto all’azienda e alle istituzioni: non accetteremo passivamente una decisione che cancellerebbe centinaia di posti di lavoro».
Le richieste: fermare i 330 licenziamenti e rilanciare il sito
La piattaforma sindacale non lascia spazio ad ambiguità.
Le organizzazioni chiedono innanzitutto di fermare i 330 licenziamenti annunciati.
Domandano inoltre garanzie per i lavoratori somministrati, che rischiano di diventare le vittime meno visibili della crisi.
Ma soprattutto pretendono nuovi investimenti e un autentico piano industriale capace di assegnare altre produzioni allo stabilimento di Catania.
Non basterà, dunque, ridurre il numero degli esuberi o distribuire qualche ammortizzatore sociale per poter dichiarare risolta la vertenza.
Senza nuove missioni produttive, risorse e prospettive di lungo periodo, ogni soluzione rischierebbe di trasformarsi nell’ennesimo conto alla rovescia verso il progressivo svuotamento del sito.
I sindacati sfiduciano il management e chiedono le dimissioni di Campobasso
Le organizzazioni sindacali hanno individuato anche precise responsabilità manageriali.
La richiesta politica e sindacale è quella di chiudere una stagione che, secondo i rappresentanti dei lavoratori, avrebbe prodotto soltanto dismissioni, incertezze e perdita di prospettive industriali.
Per questa ragione è stata avanzata la richiesta di dimissioni dell’amministratore delegato Giuseppe Campobasso.
«Non abbiamo più alcuna fiducia in questo management», hanno affermato i sindacati.
«Ha svuotato il sito, non ha portato produzioni, non ha costruito prospettive e oggi presenta il conto ai lavoratori».
«È inaccettabile: a pagare non possono essere centinaia di famiglie».
Parole pesantissime, che trasformano la vertenza in un giudizio complessivo sulla gestione dello stabilimento.
Adesso spetta all’azienda rispondere nel merito, spiegando quali strategie siano state adottate negli ultimi anni, quali investimenti siano stati richiesti o programmati e perché il prezzo delle decisioni industriali dovrebbe ricadere ancora una volta sui lavoratori.
Il 22 luglio il tavolo al Mimit: primo esame per il Governo
Un primo segnale è arrivato dal Ministero delle Imprese e del Made in Italy.
In vista del tavolo fissato per il 22 luglio, il Mimit ha contattato tutte le organizzazioni sindacali per acquisire un quadro completo della situazione industriale e occupazionale.
L’intervento del Ministero conferma che la crisi dello stabilimento etneo ha ormai assunto un rilievo nazionale.
Il tavolo non potrà però ridursi alla rituale fotografia delle posizioni contrapposte.
Servono risposte su esuberi, lavoratori somministrati, investimenti, produzioni future e prospettive industriali.
Servono soprattutto impegni verificabili, accompagnati da scadenze precise.
Diversamente, anche questa convocazione rischierebbe di diventare una passerella istituzionale costruita mentre, fuori dai palazzi, centinaia di famiglie continuano a chiedersi che cosa accadrà al loro futuro.
La solidarietà dell’arcivescovo Luigi Renna
Al presidio hanno partecipato esponenti delle istituzioni cittadine e rappresentanti politici, che hanno manifestato pubblicamente il proprio sostegno alla mobilitazione.
Particolarmente significativo è stato il messaggio dell’arcivescovo di Catania, monsignor Luigi Renna.
L’arcivescovo ha richiamato tutti alla responsabilità nella difesa del lavoro e della dignità delle famiglie.
Un richiamo che supera il perimetro sindacale e consegna alla città una questione morale prima ancora che economica.
Il lavoro non è una voce da cancellare in un bilancio e una fabbrica non è soltanto un insieme di capannoni, macchinari e percentuali di produttività.
Dietro ogni esubero esiste una persona, dietro ogni stipendio una famiglia e dietro ogni stabilimento che si indebolisce c’è un territorio che perde competenze, reddito e futuro.
Il Consiglio comunale deve convocare lavoratori e sindacati
I consiglieri firmatari chiedono che la seduta straordinaria venga convocata nel più breve tempo possibile.
Alla riunione dovrebbero partecipare le organizzazioni sindacali e le rappresentanze dei lavoratori, affinché il confronto si svolga pubblicamente e ciascun soggetto istituzionale dichiari che cosa intende concretamente fare.
La richiesta di Consiglio straordinario e l’ordine del giorno sono due strumenti distinti, ma perseguono lo stesso obiettivo: impedire che la crisi venga consumata nel silenzio e sollecitare soluzioni capaci di tutelare occupazione e produzione.
La convocazione dovrà però rappresentare l’inizio del lavoro, non la sua conclusione.
Catania non ha bisogno dell’ennesima seduta solenne riempita di interventi indignati, fotografie e solidarietà a tempo determinato.
Ha bisogno di una posizione unitaria, di una pressione politica costante e di una strategia industriale che impedisca lo smantellamento del polo farmaceutico.
Pfizer Catania è diventata la vertenza di un’intera città
«Oggi abbiamo dimostrato che i lavoratori sono uniti», hanno concluso i rappresentanti sindacali.
«Il 22 luglio il Governo dovrà dimostrare di essere dalla loro parte».
«Noi non faremo un passo indietro».
Da oggi, come hanno scandito i sindacati, nessuno potrà più dire di non sapere.
Non potrà dirlo la multinazionale.
Non potrà dirlo il Governo.
Non potranno dirlo la Regione Siciliana, il Comune di Catania e le forze politiche.
Adesso servono atti, investimenti e responsabilità.
Perché mentre la politica discute, per centinaia di lavoratori il tempo ha già cominciato a scadere.










