.jpeg)
"Sotto il vessillo della tanto invocata transizione ecologica, stiamo assistendo all’assalto sistematico delle nostre colline, delle pianure e delle aree marine ad alta sensibilità ecologica da parte di multinazionali dell’energia.
Gigantesche pale eoliche che superano i 200 m. di altezza e sterminate distese di pannelli fotovoltaici, estese per centinaia di ettari, stanno progressivamente cancellando l’identità paesaggistica, culturale e agricola della nostra Isola."
È la denuncia di BCsicilia che chiede due azioni immediate: lo stop alle autorizzazioni "selvagge" e l’approvazione di un piano che tuteli il paesaggio.
Per l'associazione, "non si tratta più di una transizione equilibrata, ma di una speculazione vorace e predatoria".
Due progetti esempi “predatori”
Nel documento vengono indicati due progetti come esempi di questo modello di sviluppo.
Il primo è Fenix, l'impianto fotovoltaico in costruzione tra Paternò, Belpasso e Centuripe, che occuperà circa 400 ettari con l'installazione di 424 mila moduli e che viene indicato come il più grande d'Italia.
Il secondo è Med Wind, il progetto eolico offshore previsto al largo della Sicilia occidentale, con quattro installazioni integrate e circa 190 turbine galleggianti alte fino a 300 metri distribuite su una superficie di circa 18 milioni di metri quadrati.
Tante energia, bollette sempre care
BCsicilia sostiene che la Sicilia produca già più energia elettrica di quanta ne consumi, ma che questa ricchezza "non si traduce in bollette più leggere per i siciliani".
Al contrario, l'energia verrebbe esportata verso il Nord Italia e il resto d'Europa, lasciando sul territorio "macerie paesaggistiche, terreni agricoli espropriati o svenduti da agricoltori presi alla gola e una drastica svalutazione del patrimonio turistico".
Una possibile soluzione c'è ed è richiamata nel Sicily Solar Report del CNR.
L'idea è di ottenere l'autonomia energetica utilizzando cave dismesse, miniere abbandonate e aree industriali inutilizzate, evitando il consumo di nuovo suolo agricolo.
Per quanto riguarda gli impianti eolici, quelli di media dimensione, se collocati in aree a bassa sensibilità ambientale, vengono considerati una soluzione "capace di conciliare produzione energetica, tutela del paesaggio e accettabilità sociale".
La responsabilità è della Regione
Una parte rilevante delle responsabilità viene attribuita alla Regione Siciliana che, secondo BCsicilia, "negli ultimi anni ha favorito l'espansione di questi impianti attraverso il progressivo snellimento delle procedure autorizzative, senza una contestuale e rigorosa pianificazione territoriale".
L'associazione ricorda che lo Stato ha assegnato alla Sicilia l'obiettivo di oltre 10,7 GW di nuova potenza da fonti rinnovabili entro il 2030.
Di questa quota circa 3 GW risultano già installati e una parte consistente della restante capacità è già autorizzata.
Nonostante questo, la Regione, si legge nel documento, avrebbe dichiarato l'intenzione di puntare a circa 30 GW complessivi, comprendendo anche numerosi progetti ancora in fase istruttoria.
Per BCsicilia "la Sicilia, per la sua costante esposizione al sole e al vento, verrà usata nei fatti come il motore verde d'Italia".
La mancata individuazione delle aree non idonee avrebbe "spalancato le porte alla speculazione selvaggia", lasciando sindaci, comunità locali e agricoltori "soli a combattere contro colossi societari imbattibili".
Da BCSicilia la richiesta di "un immediato stop alle autorizzazioni selvagge e l’approvazione di un piano che tuteli il paesaggio, tutelato dalla Costituzione, il suolo agricolo e la dignità dei siciliani".










