
Più che impegnarsi ad aprire definitivamente le porte al lavoro agile, la Regione Siciliana pare ancora intenta solo a dischiuderle. Specialmente quando si tratta delle porte di casa propria. Una questione già accesa e intavolata, su cui i sindacati e le associazioni di categoria battono i pugni ormai da tempo.
Le dichiarazioni di UGL Sicilia
“La Regione Siciliana finanzia il lavoro agile, lo promuove come strumento per riportare i giovani nell’Isola e lo indica come modello di conciliazione tra vita e lavoro” - dichiara infatti Carmelo Giuffrida, segretario regionale UGL Sicilia, che però continua - “Peccato che, per molti suoi dipendenti, continui a restare soltanto una bella teoria.”
In effetti, malgrado il governo della Trinacria si sia più volte espresso positivamente in merito all’applicazione del lavoro agile nel settore privato, stanziando complessivamente 54 milioni di euro per il triennio 2026 – 2028 come incentivo per il cosiddetto “South Working”, i vertici UGL lamentano ritardi, procedure incomplete e concrete deficienze nell’applicazione del medesimo principio al settore pubblico e, in particolar modo, in favore degli stessi lavoratori regionali.
Ma come si legge nell’analisi “Geografia del lavoro agile nelle P.A. locali”, pubblicata lo scorso aprile dal Centro di Ricerca sugli Enti Pubblici, i numeri si fanno ancor più sconfortanti a livello locale.
I numeri
A fronte di un valore nazionale pari al 20,3% di dipendenti che svolgono l’attività lavorativa in modalità agile, la percentuale raggiunge il 27,8% nelle macrozone del Nord Italia, ma scende in picchiata nel Sud del Belpaese: qui, infatti, la percentuale di diffusione di tale pratica negli uffici degli enti locali si ferma al’8,8%. Un valore di oltre tre volte inferiore rispetto a quello registrato in regioni come Lombardia, Toscana ed Emilia-Romagna.
Come se non bastasse, in alcuni piccoli comuni della Sicilia, la “smartabilità” delle amministrazioni si attesta alla deprimente quota dell’1,2%.
Le discrepanze
Eppure, con un comunicato del luglio 2025, la Regione si pronta ad informare in merito alla presentazione delle nuove circolari atte a regolare il lavoro agile, sia per il personale dirigenziale che per quello non dirigenziale. In tale contesto, l’assessore alle Autonomie locali e alla funzione pubblica, Andrea Messina, e la dirigente generale, Salvatrice Rizzo, sottolineano il passo concreto compiuto dal governo regionale “verso un modello di pubblica amministrazione moderna, flessibile e attenta alla conciliazione vita-lavoro.”
Ma del resto, ad aprile 2026, la sigla sindacale UGL ammonisce gli enti locali della Città Metropolitana di Catania in merito all’eccezionalità della presenza del lavoro agile, descritto come una semplice “concessione limitata a pochi casi” che le varie amministrazioni riservano ai propri dipendenti. “Lo smart working dovrebbe diventare una modalità ordinaria, laddove possibile” - afferma in questo caso Giovanni Musumeci, segretario provinciale UGL Catania - “[...] La decisione rappresenterebbe un risparmio anche per l’Ente o l’azienda, oltre che per il lavoratore.”
Crisi energetica e caro carburanti
Lavoratori che, in casi tutt’altro che sporadici, continuano ad essere soffocati dai circoli viziosi della crisi energetica e del caro carburanti, che rendono sempre più difficoltosi e dispendiosi gli spostamenti casa-lavoro, sia in autonomia sia tramite trasporto pubblico locale. A ciò conseguono profonde criticità multisettoriali, segnalate più volte e a gran voce anche dai vertici di altre associazioni, come Confindustria Catania.
Nel corso di quasi un anno, però, sembra proprio che nulla si muova. O che, per lo meno, non lo faccia alle velocità previste e necessarie.
“Se il lavoro agile è davvero uno strumento capace di trattenere competenze, migliorare la qualità della vita, ridurre i costi e rendere più efficiente la pubblica amministrazione, allora la Regione Siciliana dovrebbe essere la prima a crederci fino in fondo” - conclude il recente comunicato UGL - “Prima di promuoverne i vantaggi agli altri, sarebbe opportuno dimostrare di volerli applicare in casa propria.”










