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Salgono i prezzi dei carburanti e se soffrono i cittadini lo fanno anche le aziende siciliane. Di chi è la colpa e cosa fare sembrano domande impossibili.
A stimare l’impatto della crisi energetica 2026 sulle imprese siciliane, con particolare attenzione alla filiera della raffinazione petrolifera e alla struttura del prezzo dei carburanti è Confindustria Sicilia.
Accanto i problemi propongono anche delle soluzioni.
Nel suo documento propone quattro punti di riflessione fondamentali, a partire dal fatto che se è vero che la crisi è stata innescata dalla chiusura operativa dello Stretto di Hormuz è anche vero che “il prezzo dei carburanti è determinato in misura prevalente dalla fiscalità, non dai margini industriali”.
A sostegno della tesi ricordano quindi che “prima della crisi di Hormuz, l'Italia era al primo posto in Europa per tassazione sul gasolio e tra i primi cinque per la benzina.
Al netto delle imposte, i carburanti italiani sono tra i meno cari d’Europa”.
Per questo “il problema del costo dei carburanti in Italia è strutturalmente fiscale, non industriale”
Gli industriali sostengono di comprendere e condividere le ragioni alla base della scelta del governo di ridurre la tassazione rinnovando per quattro volte il decreto che è intervenuto sulla riduzione delle accise.
C’è un però che sottolineano.
Se è condivisibile come misura emergenziale rinnovarla quattro volte, rappresenta il rischio di trasformarlo “in una politica strutturale, senza che vengano attivate contestualmente misure per ridurre la domanda o diversificare l’offerta”.
Gli industriali guardano anche la possibilità di tassare gli extra profitti delle compagnie energetiche come una sbagliata perché è “un profitto che non è quello che sembra. Il cosiddetto 'inventory profit' — generato dal lag temporale tra acquisto del greggio e vendita del prodotto raffinato — è la riserva di compensazione della perdita simmetrica che si realizzerà quando i prezzi rientreranno. Tassarlo asimmetricamente distorce gli incentivi e riduce la capacità di stoccaggio, aggravando la crisi”.
C’è poi il tema tutto siciliano delle raffinerie sulla’Isola
In Sicilia il prezzo alla pompa è più alto che in altre regioni italiane, eppure le tre raffinerie di Augusta-Siracusa-Priolo (Raffineria ISAB e Sonatrach Raffineria Italiana) e, nella provincia di Messina, la Raffineria di Milazzo, coprono oltre il 40% del fabbisogno nazionale di benzina e gasolio.
Si paga di più a causa dei “costi di una rete di distribuzione che, se troppo frazionata e
logisticamente svantaggiata, può caricare un maggior onere al consumatore. Tale
differenziale non dovrebbe superare, al massimo, pochi centesimi di euro al litro”.
Pochi centesimi o no, il prezzo cresce, toccando anche i 2 euro a litro, ma come spiegano da Confindustria Sicilia “la grande prevalenza dei grezzi utilizzati dalle raffinerie siciliane non proviene dallo Stretto di Hormuz.
Non ci sarebbero problemi di approvvigionamento alla pompa né di combustibile per aviazione civile per quanto riguarda il territorio siciliano. La crisi internazionale tuttavia, spiegano da Confindustria Sicilia, influenza il costo per il prezzo Brent, il Platts CIF Med e il meccanismo del marginal pricing.
Le proposte
Al Governo nazionale e all’Unione Europea
– Integrare la logica emergenziale del taglio delle accise con misure strutturali sull’offerta (sblocco
riserve IEA, diversificazione approvvigionamenti) e razionalizzazione selettiva della domanda.
– Riconoscere formalmente il polo petrolchimico integrato di Augusta-Siracusa-Priolo come infrastruttura
di interesse strategico nazionale (D.Lgs. 21/2012), estendendo il regime già riconosciuto a ISAB con il
DPCM del 2023 all’intero sistema.
– Definire un Piano nazionale per il SAF e i biocarburanti avanzati che identifichi le raffinerie del
Mezzogiorno come hub produttivi prioritari, in coerenza con il Pacchetto Automotive CE del 17
dicembre 2025.
– Correggere la distorsione competitiva sulle compensazioni ETS: portare la compensazione italiana
agli standard tedeschi (2,4 miliardi di euro) per rimuovere lo svantaggio strutturale delle imprese
energy-intensive.
– In caso di tassazione degli extraprofitti a livello europeo, introdurre una simmetria temporale e
meccanismi di riequilibrio quando i margini tornano nella norma, escludendo i settori hard-to-abate già
gravati dall'ETS.
Alla Regione Siciliana
– Definire una strategia di transizione esplicita per il polo petrolchimico siracusano, con condizioni
abilitanti per gli investimenti in SAF, HVO e idrogeno verde.
– Aprire e mantenere operativo un tavolo tecnico permanente con il Governo nazionale, garantendo il
coinvolgimento sistematico delle imprese del polo e delle organizzazioni sindacali.
– Adeguare il DDL stralcio 1030/A alle disposizioni nazionali vigenti in materia di BESS, eliminando l’obbligo di VIA per gli impianti di accumulo elettrochimico.










