
Oltre 4,7 milioni di segnalazioni di sospetto materiale pedopornografico in un solo anno. Più 450% rispetto al 2024.
Più di 1,3 milioni di contenuti “nuovi”, cioè immagini e video legati a nuovi episodi di abuso.
E mentre il fenomeno accelera, l’Europa rischia di fare un passo indietro proprio sui sistemi che negli ultimi anni hanno consentito di individuare e rimuovere parte di questi contenuti dalla rete.
I dati diffusi da Save the Children in occasione della Giornata nazionale contro la pedofilia e la pedopornografia descrivono un fenomeno senza limiti di crescita che, sempre più, usa il digitale per arrivare alla “preda”.
A livello globale, il 67% delle segnalazioni analizzate contiene effettivamente materiale illegale. Gli abusi maggiori, 91%, sono ai danni di bambini e bambine piccolissimi: tra i 3 e i 13 anni. Proprio le bambine sono la vittima prediletta dei pedofili, nel 98% dei casi.
Il quadro italiano è un po’ diverso ma altrettanto allarmante.
Secondo i dati della Polizia Postale riportati da Save the Children, nel 2025 i casi di grooming — l’adescamento online di minori — sono aumentati del 15,7%, passando da 370 a 428 episodi. Oltre la metà delle vittime ha tra i 14 e i 16 anni.
Il reato di cui sono più vittima i giovani italiani è la sextortion. In pratica la minaccia di diffondere online contenuti intimi.
Tra il 2024 e il 2025 i casi registrati salgono da 127 a 220: più 73%. Anche qui le vittime sono soprattutto adolescenti tra i 14 e i 16 anni.
È un fenomeno che si alimenta attraverso social network, piattaforme di messaggistica privata, gaming online e chat anonime. Meccanismi che spesso iniziano con una relazione virtuale apparentemente innocua e si trasformano rapidamente in pressioni, minacce e richieste economiche o sessuali.
E poi c’è l’intelligenza artificiale. In tanti ne hanno paura proprio per gli esempi negativi di utilizzo come quelli per la produzione di contenuti illegali. Secondo Save the Children, i video di abuso su minori generati o manipolati con strumenti AI passano da 13 a oltre 3.400 in un solo anno. L’aumento supera il 26.000%.
Come spiegano le organizzazioni che si occupano di tutela dei minori, è diventato facile. Produrre materiale pedopornografico richiede oggi competenze tecniche sempre più basse, costi ridotti e tempi rapidissimi di diffusione.
C’è da chiedersi come difendersi. Cosa offra il quadro normativo. E qui Save the Children solleva un punto critico riguardo il quadro normativo europeo.
Non solo mancano basi giuridiche stabili, quello che fino a ieri poteva essere fatto volontariamente adesso non lo è più.
Tutto è legato alla mancata, ulteriore, deroga temporanea alle norme sulla ePrivacy, approvata nel 2021.
"Sinora - lamentano 247 organizzazioni che lavorano per promuovere i diritti dei minori e contrastare gli abusi sessuali, inclusa Save the Children Italia - ha consentito alle imprese tecnologiche di rilevare, volontariamente, immagini e video relativi ad abusi sessuali su minori online”.
In pratica, le piattaforme tecnologiche non hanno più una base normativa chiara che permetta di continuare attività automatiche di rilevamento su larga scala.
E poiché ad oggi non esiste un obbligo europeo generalizzato di controllo, il rischio concreto è una drastica riduzione delle attività di detection proprio mentre il fenomeno cresce.










