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Il timore dei sindacati è che lo stabilimento Pfizer di Catania possa perdere progressivamente peso nelle strategie industriali del gruppo. È il messaggio emerso al termine del confronto tra azienda e organizzazioni dei lavoratori nella sede di Confindustria Catania, convocato per fare il punto sulle prospettive produttive e occupazionali del sito etneo.
Filctem CGIL, Uiltec UIL, UGL Chimici e CISAL giudicano insufficienti le informazioni fornite dall’azienda e parlano di un quadro che lascia aperti interrogativi sulla sostenibilità industriale dello stabilimento. Per questo hanno annunciato la richiesta di una nuova convocazione in Prefettura e indetto un’assemblea sindacale retribuita per l’11 maggio alle 15.
Al centro delle preoccupazioni ci sono soprattutto i numeri illustrati durante il confronto. Secondo quanto riferito dai sindacati, il portfolio prodotti resterà invariato nel 2026, ma alcune produzioni considerate strategiche subiranno una riduzione significativa. Il Tazocin registrerebbe un calo del 41%, mentre MTX diminuirebbe del 37%. Previsti invece incrementi per Tygacil (+6%) e Isovorin (+67%), percentuali che però, secondo le organizzazioni dei lavoratori, incidono poco a fronte dei bassi volumi produttivi di partenza.
L’azienda avrebbe inoltre comunicato che il fermo strutturale previsto per il “non pen” potrebbe slittare al 2028. Sul piano degli investimenti sono stati annunciati interventi compresi tra 10 e 11 milioni di euro. Prosegue intanto la decontaminazione dell’area “pen”, ma senza indicazioni su un futuro riutilizzo produttivo.
Lo stabilimento conta oggi 544 dipendenti, con una forza lavoro concentrata prevalentemente nella fascia d’età tra i 40 e i 60 anni. A questi si aggiungono 43 lavoratori in staff leasing e un dipendente con contratto a termine. Entro giugno sono previsti tra cinque e sei stacchi contrattuali.
Durante il confronto, spiegano i sindacati, la stessa azienda avrebbe riconosciuto le criticità legate ai bassi volumi produttivi, annunciando un nuovo incontro per luglio. È però sulla mancanza di dati economici dettagliati che si concentra la contestazione delle organizzazioni dei lavoratori.
Secondo Filctem CGIL, Uiltec UIL, UGL Chimici e CISAL, non sarebbero stati forniti elementi sufficienti per valutare la reale competitività del sito, a partire dal bilancio dell’ultimo anno finanziario e dai costi industriali. Un aspetto ritenuto decisivo perché, sostengono i sindacati, i gruppi multinazionali tendono a concentrare le produzioni negli stabilimenti con costi più bassi e maggiore efficienza industriale.
Da qui il timore che Catania possa progressivamente perdere centralità all’interno dell’organizzazione produttiva internazionale del gruppo farmaceutico.










