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L’Istituto regionale per il credito agevolato (Irca) diventa pienamente operativo a otto anni di distanza dalla legge regionale che ne aveva stabilito la nascita. Con la firma dell’atto di fusione tra Ircac e Crias, si conclude l’accorpamento dei due enti in un unico soggetto pubblico economico, ponendo fine a una fase di transizione che ha attraversato due legislature.
Il ritardo nell’attuazione della riforma, varata nel 2018, è stato l’elemento centrale degli interventi istituzionali che hanno accompagnato la firma. Il presidente della Regione, Renato Schifani, ha commentato la tempistica parlando esplicitamente di ostacoli interni: «Sono passati otto anni dalla legge che istituisce Irca, un dato che pone molti interrogativi. Per questo stiamo cercando di superare gli ostacoli burocratici che si frappongono agli obiettivi e di cambiare un certo tipo di mentalità che ancora esiste nell'amministrazione». Secondo la linea della Presidenza, l’unificazione mira a eliminare le duplicazioni e a snellire le procedure per rispondere a un mercato produttivo che guarda all’Isola con crescente interesse.
Sotto il profilo gestionale, l’Irca nasce con una dote di 80 dipendenti e un Piano industriale 2025-2028 che fissa obiettivi economici precisi. Per il 2026 sono stimati ricavi superiori ai 16 milioni di euro, con un margine operativo lordo di quasi 5,4 milioni. La guida operativa è affidata al direttore generale Giacomo Terranova e al commissario straordinario Roberto Rizzo, il quale ha dichiarato che il nuovo assetto servirà ad «accompagnare le imprese dove il mercato non arriva».
L’operatività tecnica dell’ente si concentrerà sulla gestione di strumenti agevolativi specifici per artigiani e cooperative. Tra questi, il bando "Più Artigianato" dispone di 36 milioni di euro annui per contributi a fondo perduto fino al 35% e abbattimento degli interessi fino all'80%. L’istituto gestirà inoltre una quota di fondi strutturali europei per le startup e fornirà servizi di consulenza per l’incubazione e lo sviluppo d’impresa.
L’assessore alle Attività produttive, Edy Tamajo, ha definito la fusione «un passaggio concreto per rendere più efficiente il sistema», sottolineando la necessità di ridurre i costi e utilizzare al meglio le risorse in un contesto economico complesso.










