
La leva è tecnologica, l’obiettivo è economico e demografico: rendere strutturale il lavoro da remoto per riportare in Sicilia lavoratori qualificati, occupati fuori dall’Isola.
Con la pubblicazione dell’avviso da parte di Irfis-FinSicilia, diventa operativa la misura sul “South working” prevista dalla legge finanziaria regionale 2025, inserita in un pacchetto da 239 milioni di euro destinato – secondo la Regione – a rafforzare il tessuto produttivo, sostenere la crescita delle imprese e promuovere occupazione stabile.
L’impostazione è innovativa ma anche sempre più diffusa: utilizzare le tecnologie digitali per separare il luogo di residenza da quello di lavoro. In particolare si vuole consentire ai lavoratori siciliani impiegati fuori dall’Isola – in Italia o all’estero – di trasferire stabilmente la propria attività in Sicilia senza modificare il rapporto con l’azienda.
«Vogliamo sfruttare – dice il presidente della Regione Renato Schifani, che ha anche l’interim del Lavoro - le possibilità offerte dalle nuove tecnologie informatiche e digitali per fare in modo che tante giovani risorse siciliane, andate all’estero per inseguire la loro vocazione professionale, possano tornare e svolgere qui il loro lavoro, ma anche per evitare che altri vadano via per lo stesso motivo. Consentiamo loro di lavorare in Sicilia mantenendo il rapporto con la propria azienda con sede fuori dall’Isola o all’estero».
Incentivo e perimetro della misura
L’avviso prevede un contributo di 30 mila euro per ciascun lavoratore, erogato in cinque anni, con quote annuali da 6 mila euro. La dotazione è pari a 18 milioni di euro l’anno fino al 2028.
Possono accedere imprese con unità produttiva nell’Unione europea o anche in Paesi extra Ue. Le aziende devono aver effettuato, dopo il 9 gennaio 2026, nuove assunzioni a tempo indeterminato di lavoratori siciliani oppure aver trasformato contratti a termine in rapporti stabili.
Alla data di concessione del contributo, il lavoratore deve essere residente in Sicilia.
Lavoro agile vincolato e misurabile
Il punto della misura è il vincolo sulla modalità di lavoro. La prestazione deve essere svolta prevalentemente in modalità agile dalla Sicilia per almeno cinque anni. La presenza nei locali aziendali non può superare il 20% dei giorni lavorativi annui.
Non una generica possibilità di smart working, ma un modello organizzativo strutturato.
Procedura digitale
Le domande potranno essere presentate a partire dalle ore 12 del 30 giugno attraverso la piattaforma online dedicata, fino a esaurimento delle risorse.
L’intero iter è gestito da Irfis-FinSicilia, che cura istruttoria, concessione ed erogazione dei contributi e svolge i controlli sulle dichiarazioni. Anche la procedura, quindi, è interamente digitalizzata.
Obiettivo: trattenere e riportare competenze
«È una misura unica nel suo genere – aggiunge Schifani – per contrastare la “fuga dei cervelli”, un uso lungimirante delle risorse a nostra disposizione perché punta a far restare qui le migliori energie professionali che possono contribuire alla crescita della nostra regione. La Sicilia, sfruttando le possibilità offerte dalle nuove tecnologie informatiche e della comunicazione, può invertire un destino di marginalità geografica ed economica e tornare centrale».










