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«L’intelligenza artificiale connette dati, mentre l’intelligenza collettiva connette persone». In un momento in cui l’AI è sempre più presente nelle attività d’impresa, la linea tracciata da Compagnia delle Opere Sicilia parte da qui.
Il punto non è contrapporre tecnologia e fattore umano. L’assemblea annuale dei soci, dedicata al tema “L’amicizia operativa, l’intelligenza collettiva”, mette piuttosto in fila due livelli diversi. Da una parte ci sono gli strumenti, dall’altra le relazioni tra imprenditori, che restano centrali quando si tratta di prendere decisioni o affrontare fasi di incertezza.
È proprio questo il punto sottolineato da CDO Sicilia. L’AI supporta, ma non sostituisce la dimensione in cui si costruiscono scelte e strategie.
«L’intelligenza artificiale non può condividere il rischio né assumersi una responsabilità», afferma il presidente regionale Salvatore Motta.
«Nessuna impresa può affrontare da sola una trasformazione così complessa come quella in atto a livello globale», spiega uno dei soci, Riccardo Priolo (Enerklima).
Nel quadro che emerge, intelligenza artificiale e intelligenza collettiva non si escludono. Operano su piani diversi: la prima riguarda l’efficienza, la seconda la capacità di condividere decisioni e responsabilità. Ed è su questo secondo livello che, secondo Cdo Sicilia, si gioca una parte rilevante della tenuta delle imprese.
Una direzione che, secondo la direttrice Claudia Fuccio, punta a trasformare la rete in un vero e proprio ecosistema di imprese orientato allo sviluppo.
Da qui il riferimento all’“intelligenza collettiva”, intesa come pratica operativa e non come formula teorica. Condivisione di esperienze, confronto tra imprese, costruzione di relazioni stabili. Un elemento che diventa centrale in un contesto segnato da trasformazioni rapide, mercati instabili e da un livello crescente di complessità.
In questo scenario, la rete tra imprese viene descritta come uno strumento operativo. «La sinergia non è uno slogan, ma un metodo di lavoro», sintetizza Attilio Parisi (Plurimpresa). Una posizione che Antonio Munafò (Emmequadro Ingegneri) collega alla necessità di trasformare l’appartenenza associativa in «relazioni, fiducia, crescita e visione d’impresa».
Il valore della collaborazione non resta confinato alle singole aziende. «Quando le imprese fanno rete in modo autentico, cresce un intero territorio», osserva Nino Di Cavolo (SiciliaFiera).
Accanto agli aspetti più visibili, emerge anche una dimensione meno immediata. Armando Crispino (Studio Commerciale Crispino) parla di «infrastruttura invisibile», fatta di relazioni che non compaiono nei bilanci ma incidono sulle decisioni. Per Filippo D’Amico (Centocinquanta), questo si traduce in un investimento necessario: «Fare impresa bene significa anche investire in relazioni autentiche».
Il rapporto con l’innovazione resta parte del quadro, ma con una funzione definita. «Usare l’innovazione non per diventare più efficiente, ma per diventare più umana», afferma Francesco Perticone (AssicuraPoint), indicando un utilizzo della tecnologia che liberi tempo per il confronto diretto.
In questa linea si inserisce anche la sintesi proposta da Flavio Tutino (M2D Technologies): «Il vero vantaggio competitivo non sarà avere strumenti migliori, ma costruire reti migliori».










