
Un materiale che per anni ha rappresentato soltanto un costo per i Comuni potrebbe diventare materia prima per nuove filiere produttive tra agricoltura ed edilizia.
Per decenni è stata considerata soltanto un problema da rimuovere dalle strade e dalle piazze dei Comuni etnei.
Oggi, invece, la cenere vulcanica potrebbe trasformarsi in una vera opportunità economica.
È questo il messaggio lanciato durante il convegno tecnico‑scientifico “Riutilizzo sostenibile delle ceneri vulcaniche dell’Etna – CeVEtna”, ospitato al Palazzo della Regione di Catania.
L’iniziativa è stata promossa dal Dipartimento regionale Acque e Rifiuti e dal Dipartimento di Ingegneria civile e architettura dell’Università di Catania, con il coordinamento scientifico di Bernardo Agrò.
Un problema storico per i Comuni etnei
Ogni ricaduta di cenere dell’Etna comporta operazioni complesse e costose di raccolta e smaltimento.
Per molti Comuni dell’area etnea questo materiale è stato classificato come rifiuto, con costi rilevanti per il conferimento e la gestione.
L’obiettivo del nuovo decreto attuativo regionale è proprio quello di cambiare paradigma.
Secondo l’assessore regionale all’Energia e ai servizi di pubblica utilità Francesco Colianni, la cenere vulcanica può diventare una materia prima utile per diversi settori produttivi.
«Vogliamo promuovere l’attività dell’assessorato regionale e informare Comuni e aziende della possibilità di tramutare un problema in opportunità. Abbiamo predisposto le regole, con uno standard chiaro, per il riuso della cenere vulcanica che da rifiuto diventa risorsa».
Colianni ha inoltre annunciato l’intenzione della Regione di sostenere economicamente la nascita di una filiera industriale dedicata.
«Lavoreremo anche a mettere in campo misure economiche a sostegno delle aziende interessate, per incentivare la creazione di una vera e propria filiera. Per chiudere il ciclo finalizzato al reimpiego, pensiamo a un albo di imprese specializzate, da costruire con i Comuni, per i quali la raccolta e lo smaltimento di questo materiale naturale sono stati sinora solo un costo, spesso non indifferente».
Gli obiettivi europei sul riciclo
La nuova strategia regionale si inserisce nel quadro degli obiettivi europei sull’economia circolare.
«Entro il 2035 non potremo più conferire nelle discariche oltre una soglia del 10% dei rifiuti – ha spiegato Colianni – e il governo Schifani è impegnato per raggiungere questo obiettivo».
La Regione sta inoltre lavorando a un investimento significativo.
«Stiamo lavorando, assieme all'Ufficio speciale istituito dal presidente della Regione, per mettere in campo una misura da 147 milioni del Fesr, dedicata alle piattaforme sul riuso e sul riciclo».
Il riferimento normativo è il decreto attuativo n. 8/GAB del 22 febbraio 2024, che introduce le linee guida per il riutilizzo della cenere vulcanica nei cicli produttivi.
«Grazie al decreto attuativo n. 8/GAB del 22 febbraio 2024, contenente le “Linee guida finalizzata al riutilizzo delle ceneri vulcaniche all’interno di cicli produttivi”, anche questo materiale potrà essere riutilizzato in agricoltura e nel comparto edilizio, alleggerendo costi e procedure di smaltimento».
Secondo l’assessore, il percorso prevede un confronto continuo con enti locali e sistema produttivo.
«Su questo tema informiamo e ci confrontiamo con gli enti locali e con il mondo produttivo, con un’azione di stimolo, di lavoro comune e successivamente anche di verifica dell’attuazione, tramite Arpa. Questo è il percorso che ci consentirà di portare la Sicilia in una dimensione europea, in linea con la politica del Green Deal».
La ricerca scientifica dell’Università di Catania
Un contributo fondamentale arriva dalla ricerca accademica.
Il Dipartimento di Ingegneria civile e architettura dell’Università di Catania da anni studia le possibili applicazioni industriali della cenere vulcanica.
Il vice direttore del Dicar, Gianluca Cicala, ha illustrato i risultati delle ricerche.
«Le attività di ricerca condotte sulla cenere vulcanica dal nostro dipartimento, col gruppo guidato dalla professoressa Contrafatto e dal professore Roccaro, hanno riguardato in gran parte i materiali per l'edilizia».
Ma le potenzialità non si fermano qui.
«Abbiamo avuto proficui colloqui con aziende attive nell'ambito dei bitumi e anche di altri nuovi tipi di produzioni, per esempio, le fibre di basalto che ormai si stanno affermando nel mondo dei compositi come fibre green in sostituzione della vetroresina».
Secondo Cicala, le basi di una filiera industriale esistono già.
«La filiera è già abbastanza completa, ci sono già realtà importanti che credono in questo prodotto e stanno investendo, gli attori istituzionali possono favorire questo processo con incentivi o con normative, come questo decreto di attuazione, che vanno nella direzione di trasformare le ceneri in una risorsa da impiegare in prodotti ad alto valore aggiunto, capaci di generare modelli di business innovativo».
Il punto di vista dei Comuni
Anche le amministrazioni locali guardano con interesse alla nuova normativa.
Il sindaco metropolitano di Catania Enrico Trantino ha evidenziato soprattutto il possibile risparmio economico.
«Questo decreto va finalmente nella direzione che auspicavamo, individuando quali possano essere le destinazioni delle ceneri e, pertanto, consentendo un risparmio sui costi di smaltimento non indifferenti che i Comuni hanno dovuto sostenere».
Resta però ancora da organizzare meglio alcuni aspetti operativi.
«Dobbiamo ancora affinare alcune strategie per quanto riguarda, per esempio, la raccolta, ma intanto è un primo importantissimo passo che attendevamo da tempo».
Il ruolo del Parco dell’Etna
Il presidente del Parco dell’Etna Massimiliano Giammusso ha confermato la disponibilità dell’ente a sostenere la diffusione della misura.
L’ente si farà promotore dell’iniziativa presso i Comuni che ricadono nell’area protetta, con l’obiettivo di favorire la nascita di una filiera territoriale dedicata al riuso della cenere vulcanica.
Da rifiuto a materia prima
L’idea alla base del progetto è semplice ma strategica.
Trasformare un materiale naturale abbondante, spesso percepito come emergenza, in una risorsa economica.
Se la filiera produttiva prenderà davvero forma, la cenere dell’Etna potrebbe diventare non solo un simbolo della forza del vulcano, ma anche un nuovo tassello dell’economia circolare siciliana.










