.jpeg)
Corteccia frontale meno sviluppata rispetto alle iene africane attuali, repertorio sociale probabilmente meno complesso e taglia corporea leggermente ridotta.
Sono i dati che emergono dall’analisi dei resti di iena macchiata (Crocuta crocuta) rinvenuti nella Grotta di San Teodoro, nella costa tirrenica della Sicilia, uno dei siti chiave per lo studio del Pleistocene siciliano.
Nel Pleistocene – tra circa 2,6 milioni e 11.700 anni fa – la Sicilia era abitata anche da grandi carnivori. Le tracce di queste popolazioni sono conservate nella grotta di Acquedolci.
Oggi, grazie all’applicazione della tomografia computerizzata e dell’imaging 3D, quei fossili vengono riletti con strumenti che consentono di indagare strutture interne finora inaccessibili, senza danneggiare i reperti.
Attraverso la ricostruzione digitale tridimensionale dei crani, il team di ricerca ha analizzato la morfologia endocranica, concentrandosi sullo sviluppo delle diverse aree cerebrali.

“Grazie all'uso della tomografia computerizzata, abbiamo potuto esplorare l'anatomia dei crani fossili senza danneggiarli, ricostruendo modelli digitali tridimensionali di altissima precisione del cervello delle iene siciliane, analizzando la forma e lo sviluppo delle diverse aree cerebrali. L'analisi del cervello ha rivelato alcune differenze rispetto alle iene africane moderne. In particolare, abbiamo riscontrato un minore sviluppo della corteccia frontale. Nelle iene attuali, queste aree sono associate alla gestione di comportamenti sociali complessi e alla vita in grandi clan gerarchici. Questo suggerisce che le iene siciliane del Pleistocene avessero un repertorio sociale diverso, probabilmente vivendo in gruppi più piccoli rispetto alle forme moderne”, spiega Dawid Iurino, docente del dipartimento di Scienze della Terra “Ardito Desio” della Statale di Milano e primo autore dello studio.
Accanto agli aspetti neurologici, emergono differenze morfologiche coerenti con un adattamento insulare.
"L’analisi dei denti e dei resti ossei - aggiunge Alessio Iannucci, ricercatore della Sapienza -, mostra che le iene siciliane erano caratterizzate da una taglia corporea leggermente ridotta rispetto alle iene pleistoceniche continentali, un chiaro segnale legato di adattamento a un ambiente insulare, in cui le risorse alimentari sono più scarse”.
Riduzione della taglia e modifiche nell’organizzazione sociale delineano un quadro coerente: l’isolamento geografico ha inciso sia sulla struttura corporea sia sul comportamento. È in questo senso che la Sicilia assume un valore scientifico più ampio.
"Questo studio ci permette di guardare alla Sicilia non solo come a un rifugio, ma come a un vero e proprio laboratorio evolutivo - sottolinea Raffaele Sardella, paleontologo della Sapienza - i resti delle iene di San Teodoro rappresentano una testimonianza fondamentale di come i grandi carnivori possano rispondere in modo plastico all'isolamento geografico, modificando nel tempo le proprie dimensioni fisiche e la propria ecologia".
Un ruolo centrale lo gioca proprio il sito di Acquedolci. "Grotta San Teodoro si conferma un sito di rilevanza internazionale per lo studio del Pleistocene", conclude Laura Bonfiglio, già conservatore del Museo della Fauna dell'Università di Messina.
Lo studio è guidato dall’Università degli Studi di Milano in collaborazione con la Sapienza Università di Roma, il Museo della Fauna dell’Università di Messina, la Royal Holloway, University of London e l’Università di Bristol. È pubblicato sulla Rivista Italiana di Paleontologia e Stratigrafia ed è disponibile in modalità Open Access.










