
Le regole fissate per accedere ai fondi agricoli europei scatenano polemiche politiche e timori tra le imprese.
La PAC Sicilia finisce al centro di un nuovo caso politico.
Nel mirino c’è il bando relativo all’intervento SRD01 – “Investimenti produttivi agricoli per la competitività delle aziende agricole”, approvato con DDG n. 458 del 3 febbraio 2026.
A sollevare la questione è il deputato regionale del gruppo Mpa-Grande Sicilia, Giuseppe Lombardo, che chiede la revoca immediata del bando SRD01 per presunto contrasto con il CSR Sicilia 2023-2027.
Bando SRD01 e soglia da 250 mila euro: il nodo della contestazione
Secondo quanto evidenziato nell’interpellanza depositata all’Ars, il bando prevederebbe una soglia minima di investimento non inferiore a 250 mila euro.
Una cifra che, secondo Lombardo, risulterebbe in evidente difformità rispetto a quanto stabilito dal Complemento di Programmazione per lo Sviluppo Rurale Sicilia 2023-2027, che indicherebbe invece una soglia minima ordinaria pari a 20 mila euro.
Una differenza che non è solo tecnica, ma sostanziale.
“Si tratta di uno scostamento enorme”, sottolinea il deputato, che rischierebbe di trasformarsi in una barriera d’accesso insormontabile per le piccole e medie aziende agricole siciliane.
PAC Sicilia e accesso ai fondi europei: rischio esclusione per le PMI agricole
Il cuore della polemica riguarda l’accesso equo alle risorse della Politica Agricola Comune.
Secondo l’esponente autonomista, una soglia così elevata finirebbe per comprimere i principi di equità e favor partecipationis, limitando di fatto la partecipazione delle imprese con progetti coerenti ma di dimensione economica più contenuta.
Lombardo richiama anche il confronto con altre regioni italiane, come Calabria, Umbria ed Emilia-Romagna, dove la soglia minima sarebbe rimasta allineata ai 20 mila euro previsti dalla programmazione.
Il rischio concreto?
Un sistema che avvantaggerebbe “pochissime grandissime aziende agricole”, lasciando fuori quella rete diffusa di produttori che costituisce l’ossatura dell’agricoltura siciliana.
Agricoltura siciliana tra crisi climatica e costi di produzione
La questione si inserisce in un contesto già estremamente fragile.
Il comparto agricolo siciliano è stato colpito negli ultimi anni da siccità, grandinate, danni climatici ricorrenti e dall’impatto del ciclone Henry, oltre all’aumento dei costi di produzione e a dinamiche di mercato penalizzanti.
In questo scenario, le risorse della PAC dovrebbero rappresentare uno strumento di sostegno diffuso e accessibile.
Non un filtro selettivo che esclude a monte chi non può permettersi investimenti milionari.
Interpellanza all’Ars: richiesta di annullamento in autotutela
Con l’atto ispettivo presentato al Presidente della Regione e all’Assessore regionale per l’Agricoltura, Lombardo chiede formalmente se il Governo regionale non ritenga opportuno procedere con urgenza all’annullamento del bando in autotutela e alla sua riproposizione nel rispetto delle condizioni previste dal CSR Sicilia.
L’obiettivo dichiarato è evitare la lesione degli interessi legittimi dei potenziali beneficiari e possibili conseguenze sotto il profilo erariale.
“Non è una questione formale. È una questione di giustizia verso gli agricoltori siciliani”, conclude il deputato.
La partita ora passa al Governo regionale.
E gli agricoltori siciliani attendono risposte chiare, perché dall’esito di questo bando dipende non solo l’accesso ai fondi europei, ma il futuro stesso di centinaia di imprese agricole dell’Isola.










