Vi proponiamo l'articolo pubblicato sul n.5 di SudPress cartaceo.
Parliamo di un progetto siciliano che ha sperimentato nel territorio nuovi sistemi di monitoraggio, app con esperienze specifiche per la conoscenza e la diffusione di prodotti e cultura del territorio e pure un robot per la grande distribuzione che aiuta clienti e operatori. Un'innovazione tecnologica digitale che mette insieme il mondo dell'agricoltura, dei servizi e delle persone.
È Smart Venues un progetto confinanziato nell'ambito del POC Sicilia 2014-2020 e SofTec guida un partenariato con anche l'Università di Palermo, Campodoro, Cervisi e GAP. Conclusa la fase pilota proviamo a tracciarne i contorni con Massimo Furoni, Chief Digital and Strategies Officer di SofTec.
Di cosa si tratta e quali sono gli obiettivi?
“Smart Venues è un progetto che ha portato l'innovazione del mondo dell'agricoltura, digitalizzandola e lavorando sull'architettura di processi legati sia alla vendita sia alla promozione del prodotto siciliano, all'interno di due grandi ambiti di applicazione.
Da una parte l'ambiente più mass market, quindi la grande distribuzione, e dall'altro il territorio in tutte le sue sfumature. L'aspetto più evidente è ovviamente quello all'interno della grande distribuzione: un innovativo robot che si chiama Mike Process Master. Durante la sperimentazione girava nelle corsie del supermercato per raccogliere degli insight operativi e strategici: misurava la presenza dei prodotti sugli scaffali o se c'erano degli autostock e acquisiva il dato all'interno della piattaforma Smartvenus così da aiutare l'operatore di corsia e migliorare l'esperienza cliente. Non solo. Riconciliando presenza di prodotto e quantità di magazzino permetteva di triggerare, quindi di attivare delle dinamiche promozionali di marketing, per cui un determinato prodotto veniva più esposto se c'era tanto magazzino o al contrario.
Avete portato avanti la sperimentazione in contesti importanti: nella grande distribuzione come per esempio Agrigento, ma è stata anche legata al mondo del vino, della cantina regionale, a Catania e a Vittoria. In che modo il territorio siciliano ha offerto opportunità o vincoli?
Per noi è stata una grandissima opportunità. Abbiamo vissuto un territorio bellissimo e ricco di prodotti di qualità e di cultura. Oltre le distribuzione è proprio il territorio al centro delle sperimentazioni. Con un semplicissimo smartphone permettiamo di creare dei percorsi enogastronomici che poi diventavano prodotti di acquisto ma anche culturali e di attrazione turistica attraverso delle strategie di digital gamification.
Che cosa significa?
Che con una serie di QR code che si trovavano sia all'interno degli store che sul territorio, vicino ai punti di interesse storico e culturale, si suggeriscono dei percorsi di scoperta delle ricchezze del territorio, della sua architettura e dei luoghi culturali del territorio. L'ultimo miglio era l’esperienza in cantina che, in quanto tale, va a arricchire il prodotto.
In cantina poi il visitatore poteva vivere una doppia esperienza: mentre gustava un buon rosso dell’Etna o un Cerasuolo di Vittoria era accompagnato sempre dall'app con una serie di guide con intelligenza artificiale. Delle tracce audio permettevano di avere questa esperienza aumentata sul posto ma anche di esportarla acquistando il prodotto.
Il robot Mike, smart label, app mobile, streaming commerce, sensoristica IoT, algoritmi di intelligenza artificiale, c'è una di queste tecnologie che in qualche modo rappresenta il vero elemento abilitante per la trasformazione dal campo al punto vendita oppure sono semplicemente parti dello stesso ingranaggio?
La killer application è proprio nella soluzione, la parte di back-end. Cioè la piattaforma che è la base di tutte queste tecnologie di front-end che hai elencato, e che acquisisce i dati, li normalizza, li attiva. Parliamo di un concetto che per l'utente è visivo, ma in realtà il suo valore principale per il produttore è la parte di back-end perché può conoscere meglio i propri clienti, riconciliare l'esperienza digitale con il fisico e viceversa. I robot Mike è un'interfaccia che quando lo vedi ti regala una grande experience. L’applicazione mobile non è una semplice applicazione mobile ma si porta dietro una tecnologia di gamification, quindi di tracciamento della presenza e di redemption di un’esperienza.
Come avete provveduto alla protezione dei dati? Quali soluzioni avete garantito anche per l'interoperabilità e quindi la sicurezza?
A livello di campo dimostrativo in grande distribuzione, il robot Mike è totalmente GDPR compliant proprio perché nei momenti in cui gira gli scaffali guarda principalmente dentro lo scaffale e non le persone. Anche dove dovesse intercettare le persone, vengono completamente blurate dal sistema, quindi non c'è neanche un tema di trattamento o di riconoscimento facciale.
Per quanto riguarda l'applicazione mobile nel caso della sperimentazione ovviamente i dati vengono acquisiti a fini dimostrativi. Il tema sicurezza del dato andrà poi gestito caso per caso rispetto all'esperienza che poi i brand regaleranno a questo nuovo prodotto nel momento in cui sarà maturo sul mercato.
Quali gli indicatori di impatto tra la riduzione degli sprechi, l'aumento della tracciabilità, la maggiore redditività per i produttori locali, ritenete che sia veramente fondamentale per il progetto Smart Venues?
Un po' tutti. Probabilmente, se penso con la testa di un brand o di una grande istituzione, ovviamente la parte di redditività è quella più importante per sposare e adottare pienamente un’iniziativa. Deve dare un ritorno tangibile all’investimento. Sicuramente alcune tecnologie determinano un impatto immediato. Mike, con il lavoro che fa di promozione dei prodotti, ha un impatto di circa l'1% sul fatturato di un’azienda.
Anche gli altri temi sono importanti. Customer experience, indicatori di sostenibilità o di welfare dell'ambiente sono temi molto importanti.
Guardando a domani. Ci sono delle sfide da affrontare che ritenete particolari: normative, culturali, tecnologiche? Quale territorio ritenete migliore in cui continuare il processo di sviluppo?
Noi siamo presenti in Sicilia, abbiamo fatto il progetto a Palermo, i partner sono tutti siciliani e quindi vogliamo iniziare da lì. Ovviamente la vocazione è quella di una soluzione che può scalare. L’Italia è un Paese piccolo e questo tipo di tecnologia su grandi numeri può funzionare ancora meglio in termini di volume.











