Nel panorama imprenditoriale catanese, la figura di Davide Tranchina sta emergendo come uno dei punti di riferimento della nuova generazione.
Giovane ma già con una visione solida e matura, guida i Giovani Imprenditori della CNA di Catania e rappresenta l’intero movimento giovanile anche a livello regionale. Un ruolo strategico, soprattutto in un territorio che vive una fase di trasformazione, tra digitalizzazione, transizione energetica e necessità di trattenere i talenti.
Alla guida della Tecs Srl, azienda di famiglia specializzata in impianti civili e industriali nel settore della climatizzazione e del riscaldamento, Tranchina incarna perfettamente la sintesi tra tradizione artigiana e innovazione tecnologica. Con oltre 14.000 clienti e una crescita così rapida da guadagnare l’attenzione del Financial Times, la Tecs si è trasformata in un esempio di imprenditoria giovane capace di rinnovarsi, investire e competere sui mercati contemporanei.
Ed è proprio da questa esperienza che nasce il contributo di Tranchina all’interno della CNA: ridurre la burocrazia, facilitare l’accesso al credito, accompagnare i giovani con sportelli dedicati, e avviare un grande progetto di educazione all’imprenditorialità nelle scuole. Una visione che, nelle sue parole, si traduce in un messaggio chiaro: “Non è vero che i giovani non vogliono lavorare. Serve un sistema che indichi loro la strada, con regole chiare e un sostegno concreto.”
Oggi rappresenti i giovani imprenditori della CNA. Quali sono le difficoltà principali per chi vuole fare impresa in Sicilia?
«La prima è sicuramente la burocrazia: dall’apertura della partita IVA alla prima fattura passano mesi. L’altra grande difficoltà è l’accesso al credito: le banche difficilmente finanziano un giovane senza garanzie familiari. In Europa è diverso: basta informarsi, presentare un business plan e si accede ai fondi. Con la CNA abbiamo sportelli dedicati proprio per aiutare i ragazzi ad orientarsi».
La Tecs è un’azienda con una storia importante. Come è nato il vostro percorso familiare? «Mio padre fondò la prima ditta nel 1997. Dopo un brutto ictus, nel 2015 decise di rivoluzionarla: chiuse la vecchia partita IVA e aprì una SRL, già con una visione di espansione. Io sono entrato nel 2017, poi nel 2019 è rientrato in Sicilia anche mio fratello, che viveva a Milano. Insieme abbiamo portato una visione più giovane e questo ha portato ottimi risultati. Anche grazie al superbonus 110%, ma soprattutto grazie alle nostre forze, siamo cresciuti fino a essere citati dal Financial Times in sole 24 ore».
Cosa dovrebbe offrire lo Stato a un giovane che vuole investire in Sicilia?
«Prima di tutto far capire che fare impresa non è un salto nel buio, e questo dovrebbe partire dalla scuola. Noi della CNA stiamo lavorando proprio su questo: incontriamo studenti delle scuole medie e superiori per spiegare che l’imprenditoria non è un rischio impossibile, ma un percorso fatto di etica, correttezza e visione. E poi servono regole chiare, tempi giusti e un sostegno vero».
Parliamo di digitalizzazione: quali passi state compiendo come CNA e come azienda? «Con la CNA abbiamo gestito uno sportello, coordinato da Antonio Merenda con Ersilia e Andrea Milazzo, che ha raccolto moltissime domande per il bando sulla digitalizzazione delle imprese. Tantissime aziende non conoscevano questa opportunità. Noi come Tecs utilizziamo software e intelligenza artificiale in quasi ogni fase del lavoro. Se si blocca Internet, si blocca tutto: magazzino, assistenza, interventi. Questo è il futuro, e bisogna adeguarsi».
Avete anche avviato un progetto innovativo con l’Università di Catania, è così? «Sì, con il professore Farinella del Dipartimento di Matematica stiamo portando avanti il progetto MANO, insieme a NextVision e Segna Progetti. È un sistema basato sull’intelligenza artificiale: i tecnici indosseranno occhiali intelligenti che registrano e studiano le loro attività, integrando manuali, normative e procedure. L’IA sarà in grado di suggerire operazioni corrette e generare report immediati. Questo varrà non solo per il termoidraulico, ma per elettricisti, cuochi, artigiani di ogni tipo».
Quanti siete oggi nella CNA Giovani? «A Catania abbiamo circa 400 giovani imprenditori, dai sarti ai parrucchieri, dai termoidraulici agli elettricisti, fino ai ristoratori. È difficile ritrovarsi tutti, ma gli eventi che organizziamo servono proprio a fare rete. Io stesso, al mio primo evento CNA, ho chiuso contratti importanti semplicemente parlando con un altro giovane imprenditore. Basta un aperitivo per creare sinergie».
Guardando al futuro, cosa vedi per i giovani imprenditori siciliani?
«Vedo tanta voglia. Non è vero che i giovani non vogliono lavorare: vogliono farlo bene, con chiarezza e correttezza. Noi come CNA possiamo accompagnarli dall’A alla Z. Basta venire a trovarci nella nostra sede in Piazza dei Martiri: basta parlare, informarsi, capire che la Sicilia può essere un luogo dove crescere e investire».











