Da oltre mezzo secolo il nome 2858 Security è sinonimo di affidabilità, tecnologia e presidio costante del territorio siciliano.
Alla guida dell’azienda c’è il Cav. Mario De Felice, imprenditore catanese che ha saputo trasformare un tradizionale istituto di vigilanza in un modello di efficienza e innovazione, anticipando le evoluzioni di un settore in continuo cambiamento.
Oggi 2858 è una rete di sicurezza integrata: una centrale digitale di ultima generazione, personale altamente qualificato, sensori intelligenti e robotica di supporto che garantiscono interventi rapidi e verificabili.
Un sistema reale, che contrasta la “sicurezza illusoria” restituendo al concetto di protezione il suo valore autentico: presenza, tempestività e competenza. Abbiamo incontrato Mario De Felice, che ci ha raccontato la sua visione.
Cavaliere De Felice, 2858 è un riferimento strutturato e riconosciuto: qual è la filosofia che guida la vostra attività quotidiana? «Vorrei partire da una premessa, perché tutti si chiedono perché ci chiamiamo 2858. Molti pensano sia una data, un riferimento storico… invece no: è il nostro numero di telefono breve. Siamo l’unica azienda in Italia nel settore della vigilanza ad averne uno. L’obiettivo era dare alla sicurezza una sua identificazione immediata, come avviene per taxi, ambulanze o forze dell’ordine. Quando un cliente vede apparire quel numero sul telefono, capisce subito che appartiene alla sicurezza. Oggi 2858 è il nostro numero, la nostra email, il nostro sito. Un’identità immediata, semplice, funzionale. La nostra filosofia nasce da oltre 50 anni di esperienza: quando iniziai, nel 1975, il servizio principale era il controllo notturno con il tagliandino nelle saracinesche. Ma capii subito che mancava qualcosa di fondamentale: l’intervento immediato. Esisteva un grande vuoto metodologico: nessuno offriva un collegamento diretto tra l’utente e una centrale operativa privata. Nel 1976 siamo stati la prima società in Italia a creare quel ponte diretto. Una centrale operativa attiva 24 ore su 24, come la polizia o i vigili del fuoco. Era futuristico. Ma ha dato inizio a quella che chiamo “l’epoca della protezione intelligente”».
Quali sono oggi gli investimenti e le dotazioni tecnologiche che rendono 2858 una struttura all’avanguardia? «I nostri investimenti si basano su tre pilastri: centrale operativa, sensori intelligenti e robotica. La centrale non è più una sala radio, ma un cervello digitale capace di integrare dati, flussi video e segnali in millesimi di secondo. Grazie all’intelligenza artificiale distinguiamo con grande precisione tra un falso allarme e una reale intrusione. Investiamo anche in sensori con memoria artificiale, in grado di analizzare comportamenti anomali e trasformarli in segnali di minaccia. E poi la robotica di supporto: stiamo testando, in via pionieristica, robot e umanoidi che affiancano l’uomo nelle ispezioni delle grandi aree industriali. Non vogliamo sostituire la persona, ma proteggerla. Prima di mandare la pattuglia, il robot verifica se c’è un pericolo reale. Il futuro è già presente».
Oggi molte campagne di marketing propongono una sicurezza digitale immediata alla portata di un “click”, spesso illusoria. Come si distingue la vera protezione dall’inganno commerciale? «La differenza è enorme e si misura su un parametro: la capacità di intervento reale. Chi vende un’illusione offre una telecamera, una sirena, un’app, un messaggio … ma non un intervento. Dicono che “ti squillerà il telefono”: ma il telefono non ferma un ladro. La vera sicurezza inizia nel secondo esatto in cui scatta l’allarme: la nostra centrale lo riceve in tempo reale; la pattuglia parte subito; arriva con le chiavi della proprietà; entra e verifica la minaccia. Chi vende sicurezza “a distanza” non può garantire nulla: serve telefonare, spiegare, attendere, sperare che qualcuno intervenga. Nel frattempo passano 10, 15, 20 minuti. E in 15 minuti un negozio viene devastato. Molti non sanno neanche che, in caso di blackout, i finti sistemi “intelligenti” non funzionano. Noi dividiamo la città in sette zone: l’intervento deve avvenire in 3–5 minuti».
Quanto contano innovazione e formazione del personale per garantire qualità ed efficacia? «Conta tantissimo. La nostra centrale operativa di ultima generazione permette una video analisi immediata, mentre le nuove telecamere termiche individuano presenze umane anche a grande distanza e nel buio più assoluto. Ma la tecnologia, da sola, non basta: il suo scopo è proteggere l’uomo.Per questo puntiamo sulla formazione: i nostri operatori devono saper leggere in pochi istanti una situazione di rischio e mettersi in sicurezza. Non cerchiamo medaglie né gesti eroici: cerchiamo sicurezza reale, per i nostri clienti e per gli uomini che ogni giorno scendono in campo. I numeri lo dimostrano: nell’ultimo anno abbiamo registrato circa 90.000 interventi di allarme e 112 furti sventati. Un risultato importante, che testimonia l’efficacia del nostro modello operativo. Abbiamo integrato nuove apparecchiature per migliorare ulteriormente gli interventi, anche in un mercato dove spesso si fa molta confusione: non tutto ciò che viene venduto come “sicurezza” lo è davvero. È necessario, ribadisco, distinguere tra soluzioni efficaci e le cosiddette “false protezioni” che creano solo illusioni».
Guardando al 2026, quali sono le novità in arrivo? «Due assi principali: la Centrale Operativa 4.0, capace di concentrare tutti i flussi provenienti da dispositivi diversi in un unico linguaggio; l’ottimizzazione assoluta dei tempi di intervento La sicurezza è tempo. Un intervento dopo 10 minuti è inutile. Bisogna intervenire entro 3–5 minuti. E noi stiamo lavorando per migliorare ancora questa tempistica».
Un augurio ai lettori di Sudpress, vista la vicinanza del Natale e del nuovo anno. «Il Natale è un momento di famiglia, di fede, di serenità. Auguro a tutti un Natale e un nuovo anno sereno e soprattutto sicuro».











