
«Il nuovo Piano Regolatore del Porto di Catania è un passaggio cruciale, atteso da oltre cinquant’anni, che finalmente restituisce una visione chiara e un ordine funzionale a un’area strategica per l’economia regionale».
Lo afferma Antonello Biriaco, componente del Consiglio nazionale delle Rappresentanze Portuali di Confindustria, commentando l’approvazione del nuovo PRP che ridisegna il futuro dello scalo etneo.
Secondo Biriaco, la mancanza di una pianificazione aggiornata ha per troppo tempo frenato gli investimenti e bloccato uno sviluppo coerente dell’area portuale. «Con l’approvazione del Piano – aggiunge – si apre una stagione diversa, quella della programmazione e delle opportunità concrete per le imprese».
La strategia che differenzia i ruoli dei due principali porti della Sicilia orientale – Augusta come hub per il traffico container e Catania focalizzato su crociere, traghetti e nautica da diporto – viene definita da Biriaco «una scelta di buon senso, da sempre auspicata dal mondo produttivo».
Una visione che consentirà di razionalizzare le funzioni, ridurre il traffico commerciale nel porto cittadino e, al contempo, restituire alla città nuovi spazi fruibili, un waterfront moderno e integrato, capace di dialogare con la comunità.
«L’apertura alla città – sottolinea Biriaco – significa creare un’infrastruttura che vive con la comunità, favorendo turismo, attività economiche e nuove opportunità per gli imprenditori. È il modello di Palermo, dove il porto è diventato un vero valore urbano».
Nel contesto della blue economy, Catania gioca già un ruolo di primo piano. La Sicilia, infatti, è la seconda regione italiana per movimentazione di merci RO-RO, e il porto etneo da solo copre il 46% del totale regionale.
Per Biriaco, il nuovo Piano Regolatore apre prospettive decisive: la nuova stazione marittima potrà accogliere fino a un milione di crocieristi l’anno, mentre la nascita di un hub per la nautica di lusso e la rigenerazione dell’area retroportuale potranno rendere Catania competitiva con le più avanzate realtà marittime del Mediterraneo.
«Restano da completare alcuni iter burocratici – conclude – ma è fondamentale farsi trovare pronti per passare subito all’attuazione. Solo così il porto potrà diventare un vero motore di crescita per la Sicilia orientale».










