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«Servizi, non ostacoli»: il presidente di CNA, Davide Trovato fotografa il dramma delle PMI

22-10-2025 06:00

Elisa Petrillo

Eventi HiTech, Flusso, davide-trovato, cna,

«Servizi, non ostacoli»: il presidente di CNA, Davide Trovato fotografa il dramma delle PMI

Secondo il vostro ultimo report, tra le altre cose, un imprenditore lavora per lo Stato fino al 19 luglio

Imprenditore nel settore dell’assistenza, lunga militanza confederale, otto anni da vicepresidente di CNA Catania e ultimi quattro da vicario dell’ex presidente Floriana Franceschini: è questo il profilo di Davide Trovato, eletto alla guida della CNA territoriale. Competenza associativa, visione pragmatica, efficienza e servizi, attraversano l’intervista che abbiamo fatto e che è stato un confronto schietto in cui Trovato, da presidente e da cittadino, chiama in causa istituzioni e sistema-Catania.

 

Presidente perché una PMI oggi fa così fatica a sopravvivere nel nostro territorio, ed esiste una soluzione? «Le soluzioni ci sono, ma servono impegno comune e infrastrutture adeguate. Le istituzioni devono investire e programmare, ma anche gli imprenditori devono cambiare mentalità: più efficienza e meno comodità superflue. In un territorio con poche agevolazioni, resilienza e competitività diventano indispensabili».

 

Secondo il vostro ultimo report, tra le altre cose, un imprenditore lavora per lo Stato fino al 19 luglio. Questo significa che metà dell'anno è persa tra contributi, tra tasse. Ma è possibile arrivare a numeri così preoccupanti? «Per circa sei mesi e mezzo l’anno una piccola o media impresa lavora solo per adempiere ai propri doveri di contribuente. Solo dopo può iniziare a pensare a generare marginalità e, se va bene, a reinvestire. Il dato del 19 luglio fotografa una realtà già pesante, ma se considerassimo anche i costi occulti – il tempo speso dal piccolo imprenditore per gestire in prima persona adempimenti tributari, fiscali e normativi – probabilmente arriveremmo al 15 agosto. È una riflessione che faccio con un sorriso amaro, perché purtroppo descrive bene la nostra condizione».

 

Da più tempo chiedete delle riforme, ma c'è un silenzio, non c'è un ascolto? «A Catania, come in molti comuni della provincia, le imposte dirette pesano enormemente sulle piccole imprese, senza che i servizi ricevuti siano proporzionati ai costi sostenuti. L’IMU rende quasi un lusso la gestione di immobili e opifici artigianali, spingendo molti a preferire l’affitto. La Tari resta una battaglia storica: chiediamo da sempre che nei regolamenti comunali sia stralciata la superficie produttiva dei laboratori e delle officine. In quelle aree non si producono rifiuti urbani, ma rifiuti speciali che le imprese già smaltiscono a proprie spese. Continuare a pagare anche la Tari per quegli spazi è un paradosso e una pesante ingiustizia per le casse delle nostre PMI».

 

In altre città, come ad esempio Gorizia o Bolzano, la pressione fiscale è più bassa di 15 punti. Perché esiste questa disparità quasi vergognosa? «Dove i servizi funzionano e c’è efficienza nasce un circolo virtuoso: le istituzioni rispettano i contribuenti, i cittadini e gli imprenditori hanno più rispetto del territorio. Questo genera minore evasione, costi più bassi e servizi migliori. Serve quindi un impegno reciproco: istituzioni capaci di offrire qualità e comunità più consapevoli del bene comune».

 

Avete denunciato il nuovo regolamento comunale contro l’evasione. «Chi vuole evadere troverà sempre il modo per farlo. Questa stretta non colpirà i veri evasori, ma rischia di mettere in ginocchio chi è solo in difficoltà e sceglie di pagare prima i lavoratori e poi i tributi. L’evasore resta invisibile, il contribuente viene “stressato”. Serve una revisione equilibrata e un tavolo con il sindaco: così com’è, la misura può diventare letale per molte microimprese».

 

La Camera di Commercio del Sud-Est commissariata da tre anni: chi ci perde?  «Le imprese. Un ente commissariato si paralizza: si perde vivacità e proattività. È un record negativo che deve finire presto».

 

Anche la SAC senza organi legittimati: che immagine diamo? «Fontanarossa è un gigante in una tazzina di caffè: flussi tra i più alti ma mancanza di regia, strategia e investimenti. A Comiso il contrario, ma il minimo comune denominatore è lo stesso: assenza di governance che coinvolga le parti sociali. Dall’efficienza degli scali dipende un processo virtuoso per l’economia».

 

Il futuro dell’artigianato nell’era dell’IA? «I settori sono tutti da rilanciare: la forza dell’artigiano sta in testa, cuore e mani. L’IA è strumento che accelera, non sostituisce. In CNA abbiamo creato la rete SinerGIa: “IA” come Intelligenza Artigiana. Va rivalutato l’artigianato artistico e raccontato ai giovani con una narrazione nuova che unisca tradizione e tecnologie».

 

Che messaggio si sente di rivolgere al Sindaco di Catania, al Presidente della Regione e anche al Governo sia da Presidente della CNA ma anche da cittadino catanese? «Efficienza, servizi, trasparenza, velocità. La PA chiede scadenze serrate ma non risponde con la stessa rapidità. Da cittadino chiedo tutela della bellezza di Catania con tolleranza zero per chi la offende: è un capitale di opportunità. Non deprediamola».

 

È possibile fare impresa a Catania senza andare in perdita? «È possibile dove l’imprenditore lavora 18 ore, fa lo stratega e l’addetto alle pulizie. Ma non può essere la norma: serve un corollario di servizi essenziali. Non chiediamo privilegi: chiediamo l’essenziale. Dobbiamo guardare agli esempi virtuosi per cambiare rotta».

 

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