Dopo il successo con Astro al concorso #T-TeC di Leonardo/Telespazio, di cui abbiamo parlato qui, l’ingegnere siciliano Riccardo Apa ha ottenuto un nuovo riconoscimento internazionale. È l’IAF Young Pioneer Award 2025, conferito dalla International Astronautical Federation (IAF) durante l’International Astronautical Congress di Sydney. Il premio, assegnato ogni anno a giovani ricercatori sotto i trent’anni, valorizza i contributi più innovativi nello sviluppo delle scienze spaziali. Nel frattempo Astro è diventata una startup. Apa è tornato ospite di SudHitech per aggiornamenti sul progetto e sulle prospettive future.
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Insomma, una vittoria dopo l'altra, congratulazioni.
“Grazie mille, è un premio sicuramente inaspettato, poiché è di caratura veramente mondiale essendo l'International Astronautical Congress un evento organizzato ogni anno dalla prestigiosa International Astronautical Federation. La più importante federazione a livello mondiale: conta all'incirca 521 membri. Quando si compete sempre a livello mondiale, non è mai scontato ricevere un onore del genere”.
Nel tuo paper di presentazione per il premio, quanto hai introdotto del tuo progetto Astro e in che modo sono coniugate le due cose?
“È un premio alla carriera, quindi viene dato a un giovane al di sotto dei 30 anni che ha contribuito significativamente all'avanzamento delle scienze aerospaziali e che ha mandato un paper di ricerca alla conferenza International Astronautical Congress, accettato e presentato lì al congresso. Quindi in realtà il paper è una parte dei criteri su cui valutano il conferimento del premio. Non è strettamente correlato ad Astro, anche se chiaramente nei criteri di selezione l'aver fondato un'azienda ha sicuramente contribuito”.
Parliamo di Astro. Quando ci siamo incontrati la prima volta nel febbraio di quest'anno Astro era ancora un progetto e aveva appena vinto il #T-Tech Contest di Leonardo e Telespazio. Oggi è una start-up.
“Assolutamente sì. Il 28 luglio del 2025 abbiamo costituito la startup Astro Srl con sede legale a Torino. Io, Stefano Aliberti e Catello Leonardo Matonti, dopo avere vinto il premio siamo determinati nel portare Astro ad essere una realtà che poi effettivamente abbia un impatto nel nostro settore”.
Astro, lo ricordiamo, è un'idea per dei satelliti, soprattutto radar, che sono collegati tra di loro attraverso un cavo reso stabile grazie a un prototipo da voi stessi brevettato.
Quali cambiamenti concreti avete implementato dopo la vittoria del contest, sia sul fronte tecnologico che organizzativo?
“Sicuramente abbiamo effettuato uno studio più nel dettaglio delle applicazioni principali su cui vorremmo puntare per un più rapido ingresso nel mercato. Di per sé la piattaforma satellitare che noi proponiamo è agnostica rispetto al payload, in gergo tecnico. Il payload sarebbe il carico utile, ovvero i sensori che vengono montati sui satelliti d’estremità, attraverso il quale poi avviene la vera e propria presa di misura.
Quindi a seconda del carico utile puoi ottenere dati di osservazione della Terra diversi. Negli ultimi mesi quindi, abbiamo focalizzato la nostra ricerca sull'individuazione di quella che noi chiamiamo killer application, ovvero quell'applicazione che in termini probabilistici possa agevolare l'ingresso nel mercato.
L’abbiamo individuata nella maritime surveillance, quindi la sorveglianza del mare. Cerchiamo di collegare lo spazio alla nostra terra, in questo caso il mare”.
Quindi un controllo dall’alto.
“Sostanzialmente sì, ma quasi in real time. Uno dei grandi problemi dei sistemi attuali è che hanno bisogno di diverse ore affinché possano ripassare in determinati punti della Terra. Quello che vogliamo fare noi con il nostro sistema è permettere una sorveglianza quasi real time, con tempi di latenza al di sotto delle due ore”.
Andiamo verso il settore della Difesa così.
“È uno dei settori che più richiede dati di osservazione della terra, quindi in realtà è quasi scontato avere a che fare con la Difesa quando ti metti nel settore dei dati geospaziali”.
Parliamo del sistema Tethered che avete sviluppato. A che punto siete dal punto di vista tecnico. Avete fatto dei test, dei prototipi?
"Prima della fondazione della start up abbiamo ricevuto circa 350 mila euro dalla Fondazione Compagnia di San Paolo e il progetto Nodes, e abbiamo avuto modo di testare le tecniche di stabilizzazione che avevamo brevettato. Abbiamo dimostrato che quelle tecniche hanno effettivamente un riscontro pratico. Uno step fondamentale per il nostro sistema perché si propone di avere un vantaggio competitivo proprio grazie alle tecniche di stabilizzazione che abbiamo brevettato”.
Prossime tappe a breve?
“Abbiamo sicuramente diversi programmi di incubazione. A fine mese, rappresentando Astro, dovrei iniziare un programma di incubazione in Puglia, a Bari, chiamato Next Orbit. Sono tutti quei programmi che aiutano ad ampliare il networking dell'azienda, quindi ad entrare in contatto con potenziali investitori o potenziali partner per sviluppare l'idea e sicuramente abbiamo in programma di assumere nuove persone”.
Secondo la tua esperienza e il tuo punto di vista, quali condizioni servirebbero per far crescere di più progetti come Astro, legati al tema della ricerca spaziale, soprattutto nel Sud? Perché Il settore spaziale in Italia cresce ma resta concentrato in pochi poli.
“Questa è un'ottima domanda e al contempo un tasto dolente. L’Italia purtroppo è un po' indietro rispetto al panorama internazionale in termini di processi che aiutino le startup emergenti a sviluppare il prodotto alla base delle loro aziende. Sicuramente la realtà in Italia, purtroppo, è parecchio frammentata. Le Università, gli Enti accademici comunicano relativamente poco con le grandi aziende che noi abbiamo, soprattutto nel settore aerospaziale. Secondo me quindi qualcosa potrebbe essere fatto per rafforzare quest'incontro e agevolare le menti italiane a sviluppare, a mettersi in proprio e a perseguire i propri sogni e ambizioni imprenditoriali.
Per quanto riguarda il Sud, in realtà ci sarebbero molte cose da fare. Qualcosa si sta muovendo. A Bari ad esempio stanno iniziando questo nuovo progetto. Dovrebbe essere il primo hub in Puglia a tema spaziale. È una cosa che mi rende molto speranzoso. Ci sono poi diverse possibilità di ricevere dei fondi attraverso alcuni bandi, se non sbaglio uno ad esempio chiamato Smart Start oppure il Resto al Sud, quindi ci sono delle iniziative che tendono ad agevolare chi vuole rimanere al Sud. È chiaro, tutt'altro conto è vedere quanto queste iniziative siano target per il settore spaziale.










