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La Sicilia si conferma tra le regioni italiane con il mercato del lavoro più fragile e instabile. Contratti a termine, lavoro irregolare e part-time involontario incidono sulla qualità dell’occupazione e sulla soddisfazione dei lavoratori. Nel confronto con il Nord emergono differenze nette: Lombardia, Bolzano e Trento registrano contratti più stabili, retribuzioni più alte, minore precarietà e condizioni di sicurezza più solide, mentre in Sicilia la combinazione di instabilità e lavori poco soddisfacenti determina un mercato fragile e poco gratificante.
Secondo l’indagine BES-Istat 2023 elaborata dall’Ufficio Studi della CGIA di Mestre, solo il 48,7% degli occupati siciliani dichiara di apprezzare il proprio lavoro. Peggio fanno Campania (41,2%) e Calabria (43,8%). In Valle d’Aosta, Trento e Bolzano oltre il 60% dei lavoratori esprime soddisfazione.
Il tipo di lavoro disponibile in Sicilia presenta criticità diffuse: il 27,9% degli occupati ha contratti a termine da almeno cinque anni, il 16% lavora in nero e quasi 15 su 100 sono costretti a un part-time involontario. La percezione di insicurezza riguarda il 6,4% dei lavoratori, mentre il tasso di mancata partecipazione al mercato del lavoro raggiunge il 32,6%.
L’analisi della CGIA considera dieci indicatori di qualità del lavoro: la Sicilia si posiziona agli ultimi posti. Il tasso di occupazione è del 48,7%, il lavoro a termine da almeno cinque anni riguarda il 27,9% degli occupati, il lavoro irregolare il 16%, il part-time involontario il 14,8% e la percezione di insicurezza del 6,4%. Il tasso di mancata partecipazione al lavoro raggiunge il 32,6%. Al contrario, Lombardia (tasso di occupazione 75,9%), Bolzano (79,6%) e Trento combinano livelli elevati di occupazione, contratti stabili e bassa precarietà, con lavoro irregolare intorno al 7-8% e part-time involontario sotto il 4%.










