
Politiche assenti e scelte miopi stanno demolendo la tenuta sociale ed economica dell’isola.
Il disastro siciliano raccontato dai numeri
C’è chi continua a raccontare favole di sviluppo e chi, come Carlo Lo Re su Milano Finanza, mette i dati sul tavolo: quelli impietosi elaborati da Intesa Sanpaolo nell'ultimo Research Department sullo stato dei distretti industriali del Sud.
E per la Sicilia, la fotografia è devastante.
I numeri non mentono. Nel 2024 l’isola cresce appena dell’1,1% nell’export, ma dietro questa patina di stabilità si nasconde un crollo verticale dei poli tecnologici che avrebbero dovuto trainare il futuro.
Il crollo di Catania
Il caso più eclatante è quello di Catania. Il Polo Ict registra un -25,9% e quello farmaceutico un -25,3%. Due comparti strategici che franano in un solo anno, cancellando in un colpo le narrazioni propagandistiche sul polo tecnologico etneo, quell'Etna Valley più mitologica che reale, sui cui progetti finanziati con centinaia di milioni pubblici si dovrebbe aprire più di un focus.
Lo Re lo scrive chiaro: per Catania è “un brutto colpo”. Ma ridurla a una formula elegante è quasi un eufemismo: qui si sta giocando la sopravvivenza di interi settori che avrebbero dovuto essere il cuore pulsante di una nuova economia.
Agricoltura in bilico
L’agroalimentare si conferma l’unico vero motore dell’isola, con l’ortofrutta di Catania che cresce del +12,2%. Ma pensare che un comparto possa da solo reggere un’economia regionale è pura illusione.
Senza politiche industriali serie, senza investimenti su ricerca e innovazione, senza strategie per affrontare le transizioni digitale ed ecologica, anche questo settore rischia di collassare sotto il peso della concorrenza internazionale e della cronica inefficienza locale.
Politiche inadeguate o inesistenti
Mentre Intesa Sanpaolo fotografa numeri, la Regione si limita a sbandierare bandi e contributi una tantum, come i 30 milioni per i cereali annunciati dall’assessore Sammartino per tamponare la siccità. Palliativi che non cambiano di un millimetro le sorti di un sistema alla deriva.
E intanto, come sottolinea Milano Finanza, i mercati internazionali evolvono, chiedono innovazione e qualità, mentre la Sicilia resta ferma, ostaggio di una politica che parla molto e agisce zero.
Noi aggiungiamo il continuare dell'inspiegabile crescita dei centri commerciali che non si capisce più che tipo di mercato si spartiscono: anche su questo fenomeno tutto catanese dovrà porsi più che un'attenzione.
Un futuro compromesso
Questi dati non sono statistiche fredde: sono campanelli d’allarme sulla tenuta sociale della Sicilia. Perché un’economia senza prospettiva significa giovani in fuga, imprese che chiudono, famiglie impoverite.
E allora la domanda diventa una sola: quanto tempo resta prima che il sistema collassi del tutto?
Un futuro diverso sarebbe possibile. Ma servono politiche industriali serie, investimenti veri e una classe dirigente, non solo politica, capace di guardare oltre il proprio naso. In Sicilia, al momento, di tutto questo non si vede neanche l’ombra.
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