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Un sistema portuale efficiente ed avanzato è essenziale per ogni settore dell’economia siciliana.
I porti non sono soltanto punti di transito merci e passeggeri, ma infrastrutture strategiche dove logistica, lavoro, innovazione e sicurezza devono coesistere in equilibrio.
Lo dimostra l’accordo siglato nelle scorse ore nei porti di Palermo e Termini Imerese, che ha evitato una crisi occupazionale e operativa, ristabilendo condizioni di sicurezza a bordo e sul lavoro.
Salvaguardati 230 posti di lavoro e ripristinate corrette pratiche di sicurezza
È stato raggiunto un accordo ponte tra Portitalia e la compagnia armatoriale Grandi Navi Veloci, che riporta equilibrio tra interessi aziendali, condizioni lavorative e rispetto delle normative portuali. L’intesa, fortemente voluta dai sindacati Filt Cgil, Fit Cisl e Uiltrasporti, consente la ripresa di dinamiche operative corrette e garantisce il rispetto degli standard internazionali di sicurezza nei porti di Palermo e Termini Imerese, tutelando 230 lavoratori portuali.
Il merito della risoluzione della difficile vertenza è attribuito dagli stessi sindacati in larga parte all’intervento diretto di Annalisa Tardino, Commissario dell’Autorità di Sistema Portuale del Mare di Sicilia Occidentale, che ha assunto il ruolo di mediatrice unica, riportando al tavolo le parti dopo mesi di tensioni che avevano compromesso sicurezza e impiego.
Il caso: un modello economico che minava la sicurezza
Al centro della contesa, la gestione del rizzaggio dei trailer a bordo delle navi GNV. Da circa un anno, un accordo economico atipico aveva sostituito il tradizionale pagamento per trailer con un compenso basato sul numero di catene applicate. Questo ha portato a richiedere l’uso di sole tre catene per veicolo, in violazione delle norme e delle buone prassi portuali, generando condizioni pericolose per merci, navi e lavoratori.
La logica del risparmio aveva avuto ripercussioni gravissime:
compromettendo la sicurezza a bordo;
aumentando in modo insostenibile il carico di lavoro per i 150 operatori di Portitalia;
penalizzando i 82 lavoratori della CLP Sicilia Occidentale ex art. 17, rimasti fermi con pesanti ripercussioni sull’IMA (Indennità di Mancato Avviamento).
L’intervento dei sindacati e la minaccia sciopero
Dopo mesi di richiami e l’attivazione della procedura di raffreddamento, i sindacati avevano proclamato 72 ore di sciopero per i primi giorni di ottobre, denunciando il mancato rispetto delle normative di sicurezza e la deriva pericolosa dell’accordo economico vigente.
Il Commissario Tardino, con una mossa decisiva, ha convocato le parti, favorito il dialogo e indirizzato la trattativa verso una soluzione ponte, in attesa di una ridefinizione completa prevista nel corso del 2026.
Sicurezza, dignità e futuro del lavoro portuale
“Il rizzaggio non è un’attività accessoria – dichiarano i sindacati – ma una funzione centrale per la sicurezza di ogni nave. La tutela del lavoro passa dal rispetto delle regole, dal riconoscimento delle competenze e da un approccio responsabile delle imprese”.
Il nuovo accordo garantisce:
- il ripristino delle corrette dinamiche operative;
- la valorizzazione del lavoro portuale qualificato;
- la centralità della sicurezza come elemento irrinunciabile per l’efficienza logistica.
Un’intesa ponte che salva presente e futuro
Si tratta di una soluzione transitoria, ma che pone solide basi per un modello sostenibile di gestione dei servizi portuali in Sicilia. I prossimi tavoli del 2026 serviranno a definire un accordo strutturale, ma intanto Palermo e Termini Imerese possono guardare avanti.
“Confermiamo la nostra vigilanza, affinché i porti siciliani restino presidi di sicurezza e occupazione stabile”, concludono Filt Cgil, Fit Cisl e Uiltrasporti. Un messaggio chiaro: la qualità del lavoro nei porti è un indicatore fondamentale per misurare il livello di sviluppo, civiltà e competitività di un intero territorio.










