
Il nuovo Osservatorio nazionale CNA 2025 mette Catania al 103° posto su 114 per pressione complessiva sulle micro e piccole imprese.
La fotografia è impietosa e non ammette giri di parole.
Il dato che brucia: 54,9% degli utili se ne va in tasse e contributi
Una pmi tipo con cinque dipendenti, 431 mila euro di fatturato e 50 mila di reddito d’impresa consegna allo Stato e agli enti oltre il 54,9% dell’utile.
È il conto secco, a cui vanno sommate le ore bruciate tra adempimenti, code agli sportelli e ripetizioni burocratiche che sono esse stesse un costo.
Tax Free Day: il calendario parla chiaro
A Catania si lavora fino al 19 luglio per il prelievo complessivo prima di vedere un euro per sé.
Questo significa due settimane in più rispetto a Palermo e quindici giorni oltre Enna.
Nel confronto nazionale il distacco diventa abisso con Gorizia, dove la soglia cade il 23 maggio, e con Bolzano, che stacca il fisco a fine maggio.
Tradotto in giorni, un imprenditore etneo lavora circa 55 giorni in più ogni anno rispetto a un collega goriziano.
Piramide rovesciata: perché qui pesa di più
CNA individua nel fardello delle imposte locali la ragione principale della penalizzazione catanese.
Tari: il salasso senza contropartita
La tassa rifiuti per molte categorie produttive è quasi tripla rispetto a Enna e più che doppia rispetto a Palermo.
Artigiano metalmeccanico (200 mq): Tari oltre 8.000 euro annui a Catania, contro 3.500 a Palermo e 2.800 a Enna.
Ristorante medio (120 coperti): Tari fino a 12.000 euro annui.
Retail abbigliamento (300 mq): Tari oltre 7.500 euro annui.
Imu produttiva: deducibile ma ancora letale
Un capannone artigianale da 500 mq a Catania comporta in media 9.000 euro annui di Imu, a fronte dei 6.000 di Palermo e dei 5.500 di Enna.
Addizionali Irpef: il moltiplicatore invisibile
Le addizionali comunali e regionali non sono al top delle classifiche, ma agiscono su basi imponibili più ampie e aumentano il conto finale.
Simulazioni: cosa cambierebbe con una riforma Tari/Imu
Scenario 1 – Applicazione linee guida Mite 2021 sulla Tari
Laboratorio artigiano: Tari da 8.000 → 4.200 euro (-47%).
Ristorante medio: Tari da 12.000 → 6.500 euro (-45%).
Retail abbigliamento 300 mq: Tari da 7.500 → 3.800 euro (-49%).
Scenario 2 – Rimodulazione aliquote Imu sugli immobili produttivi
Capannone artigianale: Imu da 9.000 → 6.300 euro (-30%).
Magazzino logistico: Imu da 12.000 → 8.400 euro (-30%).
Effetto cumulato Tari+Imu post riforma
Per una pmi tipo con laboratorio e capannone, il risparmio annuo supera i 6.000 euro.
Tradotto in competitività: un macchinario nuovo ogni 3 anni o due assunzioni part-time garantite.
Voci dal campo: l’allarme degli artigiani
«Il problema non è solo il prelievo nazionale, ma l’incidenza sproporzionata delle imposte locali, in particolare Tari e Imu, che continuano a schiacciare le aziende», denunciano Davide Trovato e Andrea Milazzo, presidente e segretario di CNA Catania.
«Da anni chiediamo una riforma complessiva della fiscalità locale e una modifica del regolamento Tari per chi genera rifiuti speciali, escludendo dal calcolo le superfici dove avviene la lavorazione e i magazzini, sia per la quota fissa che per la variabile, come chiarito dal Mite nel 2021», aggiungono.
Benchmark: il Nord corre, Catania arranca
Enna: Tax Free Day il 4 luglio, circa 50% di prelievo totale.
Palermo: 7 luglio, al 51,7% di imposizione.
Gorizia: 23 maggio, 39,2% di carico fiscale.
Bolzano: fine maggio, sotto il 40%.
Questi scarti si trasformano in competitività perduta: significa liquidità disponibile mesi prima per i concorrenti di altri territori.
Conclusione: basta alibi, servono atti e date
L’Osservatorio CNA 2025 conferma che senza una riforma strutturale della fiscalità locale Catania continuerà a perdere terreno e posti di lavoro.
Il tempo della retorica è finito, e quello degli impegni a futura memoria pure.
Servono delibere, cronoprogrammi e controlli, perché ogni giorno che passa costa giorni di lavoro in più rispetto ai competitor e comporta perdite di salari e posti di lavoro.










