Promuovere l’imprenditoria femminile facendo rete tra chi la fa già e chi vorrebbe farla. Creare un interscambio di know how anche attraverso finanziamenti pubblici.
Si chiama Starther l’incontro promosso dall’Area di Terza Missione ospitato nei nuovi spazi di YouCube, l’innovation hub dell’Ateneo sito al Palazzo dell’Etna. Si tratta della tappa conclusiva delle iniziative del programma “Imprenditoria Femminile”, finanziato dal Ministero delle Imprese e del Made in Italy con risorse del PNRR del Next Generation EU e gestito da Invitalia.
Il percorso ha coinvolto diverse università che hanno offerto formazione, e più di 130 giovani dottorande e ricercatrici che vogliono diventare imprenditrici.
“Sull'imprenditorialità femminile abbiamo bisogno di fare rete, abbiamo bisogno di creare relazioni, abbiamo bisogno di un network forte”, afferma a SudHitech la professoressa Maria Chiara di Guardo, vicepresidente Netval, l'associazione fra gli Atenei per la promozione e la valorizzazione della ricerca.
“Molto spesso ci concentriamo sui network locali, perché il network locale ha un impatto importante sulla possibilità di creare impresa. Però - sottolinea - è anche importante creare dei network nazionali e questo percorso, idealmente, collega gli Atenei italiani, per lavorare insieme nella direzione della promozione dell'imprenditorialità femminile. C'è bisogno di donne imprenditrici, sono più capaci, più forti, quindi abbiamo bisogno di creare questa rete, abbiamo bisogno di lavorare insieme”.
E se senza soldi non si canta messa arriva in soccorso il programma di Invitalia. Ci sono delle opportunità per l'impresa femminile dal PNRR “che ha stanziato ben 400 milioni di euro”, ricorda Gianluca Fiorillo, responsabile d’Invitalia dell'unità organizzativa bene strumentali e brevetti. Quello che manca all’imprenditoria femminile è probabilmente una spinta in più. “Le donne fanno imprese tradizionali e stentano un pochettino sulla parte dell'impresa più innovativa. Però anche per questo esiste un programma. L’obiettivo è proprio far crescere nelle persone, nelle donne, la consapevolezza dell'avvicinamento alle misure STEM sfruttandole anche da un punto di vista imprenditoriale”.
L’Università di Catania non è nuova a iniziative imprenditoriali. La tanti anni lancia competizioni per Startup innovative e anche la presenza di un Innovation Hub testimonia l’attenzione per il settore.
“Io penso che l'università abbia questo come compito: accendere i desideri di fare impresa. Accendere l'emozione di tutto quello che è il cammino dell'impresa, che non è solamente professionale, ma anche di scoperta, pure delle proprie fragilità. Quindi, assolutamente sì, il ruolo dell'impresa e il ruolo dell'università devono andare a braccetto”. Sono le parole di Elita Schillaci, professoressa di Economia e Gestione delle Imprese nell’Ateneo di Catania.
Una spinta che vuole e deve superare anche i pregiudizi che spesso accompagnano l’impresa femminile, soprattutto nelle categorie Stem - Science (Scienza), Technology (Tecnologia), Engineering (Ingegneria) e Mathematics (Matematica). E serve una spinta anche in ambito manageriale come conferma Marian Conigliaro, presidente di Federmanager Sicilia Orientale.
“Fondamentalmente manca un po' di cultura dell’inclusione che ha come principale ostacolo la diversità. Spesso è vista con grande sospetto, proprio perché ciò che non è conosciuto può risultare pericoloso. In realtà - spiega - è un grandissimo valore, perché è proprio dalla diversità che viene stimolato un confronto, e in un'epoca come la nostra, dove tutto cambia ad una velocità veramente incredibile, il confronto fra generazioni, fra generi, fra Paesi diversi, è qualcosa che può stimolare”.










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