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Case green e prezzi in crescita: il paradosso abitativo in Sicilia
Pannelli fotovoltaici sul tetto, adesione a comunità energetiche, isolamento termico avanzato, impianti di riscaldamento e raffrescamento ad alta efficienza, sistemi di domotica per ridurre i consumi. È questa l’idea di abitazione che la direttiva europea sulle “case green” vorrebbe diffondere: confortevole, sostenibile e con un impatto ambientale ridotto. Ma tutto ciò ha un costo. E se la casa, bene primario degli italiani, diventa già difficile da acquistare, figuriamoci adeguarla agli standard richiesti o pagarla di più perché già ristrutturata.
Secondo Ance Sicilia si è ormai di fronte a una vera e propria emergenza abitativa. L’associazione propone un piano di rigenerazione urbana e social housing su vasta scala, senza ulteriore consumo di suolo, per mettere a disposizione alloggi a costi accessibili e al tempo stesso conformi agli standard di vivibilità e sostenibilità ambientale fissati dall’Unione europea. La questione sarà al centro del confronto con la Commissione speciale “Hous” del Parlamento europeo, presieduta da Irene Tinagli, in missione nell’Isola su impulso dell’eurodeputato siciliano Marco Falcone.
Prezzi in aumento e redditi in calo hanno reso l’abitazione un bene inaccessibile per fasce crescenti della popolazione, in particolare per le giovani coppie. L’indice di accessibilità elaborato da Ance – che misura il rapporto tra rata del mutuo o canone d’affitto e reddito disponibile – segnala una criticità quando supera il 30%.
Un esempio pratico: su uno stipendio mensile di 1.500 euro, il 30% corrisponde a 450 euro. Se la rata del mutuo o l’affitto superano questa cifra, la spesa diventa insostenibile rispetto al reddito.
Per le famiglie con redditi inferiori a 10.500 euro annui acquistare casa è quasi impossibile. A Catania, Palermo e Messina la rata assorbe circa il 45% del reddito, cioè quasi la metà. Ad Enna, Ragusa, Siracusa e Agrigento la quota varia tra il 32,7% e il 39,1%. Solo Trapani (28,4%) e Caltanissetta (22,7%) si collocano sotto la soglia di sostenibilità. Per i redditi compresi tra 10.500 e 17mila euro la situazione è meno critica, ma nei principali capoluoghi l’indice resta vicino al limite.
Il mercato degli affitti non rappresenta un’alternativa sostenibile. A Palermo, Siracusa, Catania, Messina e Trapani il peso dell’affitto sui redditi più bassi supera il 40%, con valori di poco inferiori a Ragusa ed Enna (30%). Anche ad Agrigento (28,8%) e Caltanissetta (27,5%), che hanno i valori più bassi, l’accessibilità rimane ridotta. Per la cosiddetta “fascia grigia” – redditi tra 10.500 e 17mila euro – le difficoltà sono più attenuate, ma non trascurabili: a Messina, Siracusa e Palermo l’indice oscilla tra il 27,1% e il 29,2%.
Chi non riesce a permettersi un’abitazione nei capoluoghi si sposta nelle aree periferiche o nei comuni residenziali. Ma anche qui i valori restano alti, soprattutto nelle località turistiche: Taormina (79,8%), Cefalù (72,6%), Lipari (62,4%) e Acireale (43,5%) hanno ormai valori fuori portata. Costi elevati anche in centri residenziali come Gravina di Catania (37,8%), Bagheria (34,6%) e Milazzo (41,3%). Più accessibili i comuni con indice sotto il 30%, tra cui Villabate, Monreale, Misilmeri e Partinico (Palermo), Adrano, Paternò, Giarre e Caltagirone (Catania), Patti e Barcellona Pozzo di Gotto (Messina).










