
L'allarme di Manageritalia: solo l'1,2% delle imprese siciliane ha in organico un Sustainability Manager. Si rischia il fallimento degli obiettivi ambientali ed ESG.
Nonostante le ingenti risorse stanziate a livello europeo e nazionale per favorire la transizione ecologica, la Sicilia si conferma tra le regioni più in ritardo nell'attuazione di politiche sostenibili nelle imprese. A lanciare l'allarme è Manageritalia, la federazione nazionale dei dirigenti e quadri del terziario, che in una recente analisi diffusa a settembre 2025 evidenzia un dato inquietante: meno del 2% delle aziende meridionali ha inserito in organico un manager della sostenibilità, e in Sicilia la percentuale si ferma a un desolante 1,2%.
Il dato assume una valenza ancora più preoccupante se messo in relazione agli obblighi introdotti dalla normativa europea CSRD (Corporate Sustainability Reporting Directive), in vigore dal 2024, che impone alle imprese di ogni dimensione una rendicontazione dettagliata delle proprie attività ambientali, sociali e di governance (ESG).
"Senza figure manageriali competenti e formate in ambito sostenibilità", spiega il vicepresidente di Manageritalia Sud, Marco Volpe, "le imprese siciliane rischiano di perdere non solo l'accesso a finanziamenti e bandi, ma anche la fiducia degli investitori e dei mercati."
La federazione sottolinea che i Sustainability Manager non sono semplici addetti al reporting ambientale, ma figure strategiche che guidano l'azienda in scelte operative e di mercato coerenti con gli obiettivi climatici, sociali e di innovazione responsabile.
Le cause del ritardo siciliano? Secondo il rapporto:
- Scarsa cultura manageriale nelle PMI;
- Assenza di politiche regionali efficaci per la formazione di profili green;
- Poca sinergia tra università e mondo produttivo;
- Fuga di cervelli verso il Nord e l'estero.
Manageritalia lancia la proposta di istituire una Academy regionale per la formazione di Sustainability Manager, con percorsi certificati e collaborazione tra atenei, imprese e associazioni di categoria.
"Non c'è più tempo da perdere", ammonisce Volpe. "Serve una svolta culturale e strategica: la sostenibilità non è un costo, ma una leva competitiva fondamentale per il futuro della Sicilia."
Intanto, a livello nazionale, il Piano Transizione 5.0 prevede l'inserimento obbligatorio di criteri ESG nei progetti finanziabili, rendendo ancora più urgente colmare il divario che separa la Sicilia dal resto del Paese. Un divario che, senza interventi mirati, rischia di trasformarsi in una condanna definitiva all'emarginazione economica.











