
Il flop dei bandi per le comunità energetiche
Un bando regionale da oltre 61 milioni di euro, aperto tra aprile e luglio 2025 e pensato per finanziare le Comunità Energetiche Rinnovabili (CER), è andato completamente deserto.
Nessun Comune, nessuna associazione, nessuna realtà locale ha presentato domanda. A nulla sono serviti mesi di attese e promesse: la misura, inserita nel FESR Sicilia 2021-2027, è naufragata prima ancora di partire.
E non è tutto. Anche un precedente bando, più ridotto ma comunque da 5 milioni di euro, giace da anni senza risultati concreti. Due strumenti che avrebbero potuto cambiare il panorama energetico siciliano, finiti nel nulla.
Cosa sono le comunità energetiche
Le Comunità Energetiche Rinnovabili (CER) sono realtà composte da cittadini, imprese, enti locali o associazioni che decidono di produrre, condividere e consumare energia da fonti rinnovabili.
Il principio è semplice ma rivoluzionario: installare impianti (fotovoltaici, eolici, biomasse) e distribuire l’energia tra i membri della comunità, riducendo le bollette, abbattendo le emissioni e creando un modello di autonomia energetica diffusa.
L’Europa e lo Stato italiano spingono con forza verso queste soluzioni, tanto che sono previsti incentivi diretti e tariffe agevolate. In un contesto come quello siciliano, con un potenziale solare altissimo e tassi crescenti di povertà energetica, le CER rappresentano uno strumento chiave per trasformare un problema in opportunità.
Le accuse politiche e le interrogazioni parlamentari
Il Movimento 5 Stelle Sicilia ha lanciato un durissimo attacco al governo Schifani, definendo la vicenda un “fallimento senza appello”.
Il coordinatore regionale Nuccio Di Paola parla di bandi scritti male, incoerenti con la normativa nazionale e impossibili da utilizzare, tanto da scoraggiare i Comuni stessi, già alle prese con carenze croniche di personale e risorse tecniche.
I pentastellati hanno presentato interrogazioni parlamentari per chiedere chiarimenti alla Regione su come sia stato possibile che una misura così importante non abbia attirato alcuna candidatura. Una denuncia politica che mette in evidenza come, mentre altre regioni italiane riescono a muoversi sul fronte della transizione energetica, la Sicilia resti ferma al palo.
Un’occasione sprecata, l’ennesima
La Sicilia aveva l’opportunità di destinare oltre 61 milioni a progetti capaci di abbassare le bollette delle famiglie, sostenere i Comuni e ridurre le emissioni di CO₂. Invece, tutto è rimasto fermo.
L’ennesima occasione persa da una Regione che, ancora una volta, dimostra incapacità amministrativa e mancanza di visione strategica.
Perché i bandi sono andati deserti?
Gli osservatori individuano alcune possibili cause:
Requisiti complessi e incoerenti con le normative nazionali e con gli incentivi statali già esistenti.
Iter burocratici farraginosi che hanno scoraggiato gli enti locali.
Scarsa comunicazione e supporto tecnico da parte della Regione ai potenziali beneficiari.
Tempi stretti e mancanza di accompagnamento nella fase progettuale.
Quindi, mentre le famiglie siciliane fanno i conti con bollette sempre più pesanti e mentre il resto d’Italia inizia a sfruttare le comunità energetiche come strumento di crescita e resilienza, la Sicilia resta ferma.
Un bando milionario andato deserto non è solo un problema amministrativo: è il simbolo di una politica regionale che continua a trasformare ogni opportunità in un’occasione mancata.











