
Il controllo delle notizie non può essere lasciato agli algoritmi: difendere l’informazione significa difendere la libertà dei cittadini, la qualità del dibattito pubblico e la partecipazione consapevole alla vita sociale.
L’analisi di Biagio Semilia su Innovation Island
Più che un articolo, da leggere non solo gli addetti ai lavori, è un vero e proprio saggio quello pubblicato su Innovation Island, firmato da Biagio Semilia, presidente della Federazione Editori Digitali, editore di Blogsicilia e CEO di Digitrend, tra i massimi esperti di comunicazione digitale.
Semilia lancia un allarme preciso e documentato: il futuro dell’editoria informativa indipendente è appeso a un filo, stretto nella morsa di logiche economiche che privilegiano le piattaforme globali a scapito dei produttori di contenuti.
È un monito che riguarda da vicino anche il Gruppo Sudpress, aderente alla Federazione e parte attiva nel dibattito sulla tutela dell’informazione libera, che da sempre considera la pluralità e la trasparenza delle notizie un presidio irrinunciabile della democrazia.
Il nodo cruciale dello “zero click”
Cos’è lo “zero click”? È la pratica con cui i motori di ricerca, i social e le intelligenze artificiali restituiscono direttamente risposte agli utenti, senza che questi debbano visitare i siti di chi ha prodotto l’informazione. Non si tratta di un dettaglio tecnico, ma di un mutamento radicale nelle dinamiche di fruizione delle notizie.
Questo comporta almeno due conseguenze gravi e immediate:
crollo delle risorse economiche per gli editori, privati delle entrate pubblicitarie e della possibilità di investire in giornalismo di qualità;
rottura del rapporto di fiducia tra lettori e testate, con la fonte che diventa invisibile e l’informazione appiattita in un contenitore indistinto e impersonale gestito da algoritmi.
A lungo termine, queste dinamiche possono portare alla desertificazione del panorama informativo, con poche fonti autorevoli schiacciate da un oceano di contenuti superficiali e non verificati.
Perché la questione riguarda la democrazia
Un sistema democratico non sopravvive senza un’informazione libera, plurale e verificata. Se la produzione e la distribuzione delle notizie vengono delegate solo alle logiche algoritmiche delle big tech, il rischio è che la società perda la bussola, affidandosi a contenuti modellati per massimizzare i profitti pubblicitari piuttosto che per garantire la verità.
L’informazione non può diventare una semplice merce subordinata a interessi commerciali. Privata della sua funzione critica, essa smette di essere uno strumento al servizio del cittadino e diventa un prodotto confezionato per alimentare bolle informative e polarizzazioni sociali.
Strategie urgenti per editori e istituzioni
Biagio Semilia individua due fronti su cui agire subito e in maniera coordinata:
- politico-istituzionale: i governi nazionali e l’Unione Europea devono regolamentare l’uso dell’AI in rapporto ai diritti d’autore, alla remunerazione equa dei contenuti e alla corretta circolazione delle notizie. Occorrono normative chiare, sanzioni efficaci e soprattutto la capacità di imporre regole a colossi globali che oggi sfuggono a qualunque giurisdizione reale.
- editoriale e tecnologico: le testate devono innovare senza perdere la propria identità, investendo in qualità, autorevolezza e riconoscibilità. Ciò significa sviluppare nuovi modelli di business sostenibili, potenziare il rapporto diretto con i lettori, sperimentare format multimediali e rafforzare la formazione professionale dei giornalisti.
Solo così, secondo Semilia, si può creare un ecosistema in grado di distinguere l’informazione verificata da quella prodotta automaticamente o diffusa senza controllo.
Sul rapporto “editori-istituzioni” la posizione del Gruppo Sudpress, più volte espressa nel corso delle assemblee FED, è più scettica. Le minacce alla libertà di stampa sono ben più antiche e radicate dell'avvento delle varie IA.
Il “potere”, qualunque tipo di potere e di qualunque colore esso sia, non ha alcun interesse ad una stampa libera e indipendente da esso, al contrario tenderà sempre ad utilizzare le risorse pubbliche per asservirla o intimidirla e questo rende complicata ogni interlocuzione: alla quale noi preferiamo sottrarci pur rispettando i legittimi sforzi di chi ancora ci crede, preferendo di gran lunga un percorso condiviso con l'imprenditoria sana e produttiva, che, essa si, ha interesse concreto a mantenere presidi di controllo sui meccanismi che regolano concorrenza leale, sostenibilità ed opportunità di crescita compatibile con gli interessi generali.
Un appello che riguarda tutti
La difesa dell’editoria indipendente non è un problema di nicchia né un affare che riguarda soltanto i grandi gruppi editoriali. È una battaglia che tocca i cittadini, le istituzioni, le scuole, il mondo della cultura e chiunque creda che la democrazia abbia bisogno di un’informazione trasparente e accessibile.
Difendere i giornali significa difendere il diritto a sapere, a scegliere con consapevolezza, a partecipare in modo informato alla vita politica e civile. Significa opporsi a un mondo dove la verità diventa relativa e manipolabile, e dove l’ignoranza viene travestita da conoscenza immediata.
L’informazione come bene comune
Il saggio di Semilia ci ricorda che l’informazione è un bene comune e come tale deve essere preservata, valorizzata e sostenuta. Proteggerla significa preservare la qualità della vita democratica, la trasparenza delle istituzioni e la possibilità per ciascun cittadino di esercitare pienamente i propri diritti.
L’intelligenza artificiale può rappresentare una straordinaria opportunità se regolata e usata in modo responsabile, ma non deve mai sostituirsi al ruolo insostituibile del giornalismo indipendente. La sfida è già iniziata, e riguarda il presente e il futuro di tutti noi: istituzioni, editori, giornalisti e lettori.
Il compito ora è chiaro: scegliere se accettare passivamente l’omologazione algoritmica o difendere attivamente la ricchezza e la libertà dell’informazione come pilastro della nostra democrazia.










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