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Intelligenza artificiale e lavoro in Italia: chi rischia di più e previsioni al 2035

11-03-2025 05:00

Desirée Miranda

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Intelligenza artificiale e lavoro in Italia: chi rischia di più e previsioni al 2035

Anche in Italia l'intelligenza artificiale sta ridefinendo il mercato del lavoro. Da qui al 2035 circa 15 milioni di lavoratori ne saranno esposti

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Anche in Italia l'intelligenza artificiale sta ridefinendo il mercato del lavoro. Da qui al 2035 circa 15 milioni di lavoratori saranno esposti agli effetti della trasformazione tecnologica. Secondo il Focus Censis Confcooperative “Intelligenza artificiale e persone: chi servirà chi?”.

Sì perché se da un lato l'AI potrebbe generare un incremento del PIL fino a 38 miliardi di euro (+1,8%) dall'altro 6 milioni di lavoratori rischiano di essere sostituiti. Per altri 9 milioni si prospetta un’integrazione dell’IA nelle loro mansioni. In totale, circa 15 milioni di persone saranno esposte agli effetti della trasformazione tecnologica.

Un trend che è parte di una dinamica globale. È stato analizzato nel Rapporto 2025 sul futuro dell’occupazione del World Economic Forum di cui abbiamo parlato qui


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Secondo le stime, entro il 2030 circa il 27% delle ore lavorate in Europa sarà automatizzato. I settori più esposti sono la ristorazione (37%), il supporto d’ufficio (36,6%) e la produzione (36%), mentre quelli meno impattati saranno sanità e management. Tuttavia, l’Italia sconta un forte ritardo nell’adozione dell’IA rispetto agli altri paesi europei: nel Government AI Readiness Index 2024, il nostro Paese si colloca al 25° posto, dietro a 13 nazioni europee.

Nell'analisi Censis Confcooperative si sottolinea che più è alto il livello d'istruzione più è alto il rischio di essere sostituiti o esposti alla complementarietà. Dei lavoratori a basso rischio  solo il 3% è laureato. Tra i più esposti alla sostituzione, invece, il 54% ha un’istruzione superiore e il 33% è laureato. D’altro canto, il 59% di coloro che vedranno l’IA integrarsi nelle proprie mansioni possiede una laurea.


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Anche il divario di genere emerge in modo significativo: le donne risultano più esposte alla trasformazione del lavoro rispetto agli uomini, rappresentando il 54% dei lavoratori ad alto rischio di sostituzione e il 57% di quelli ad alta complementarità. Un fenomeno che potrebbe accentuare il gender gap già esistente nel mercato del lavoro.

La nuova strada del lavoro con l'AI appare tracciata eppure l’Italia appare in ritardo rispetto ai principali paesi europei. Nel 2024, solo l’8,2% delle imprese italiane utilizza l’intelligenza artificiale, contro il 19,7% della Germania e una media UE del 13,5%. Il divario è particolarmente marcato nei settori del commercio e della manifattura. Per il biennio 2025-2026, il 19,5% delle imprese italiane prevede di investire in tecnologie legate all’IA, con una propensione maggiore nel settore informatico (55%) e più bassa nella ristorazione (1,4%). Inoltre, le grandi imprese dimostrano una maggiore capacità di investimento rispetto alle PMI.

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Attualmente, tra il 20 e il 25% dei lavoratori italiani utilizza strumenti di intelligenza artificiale sul posto di lavoro. Le principali applicazioni riguardano la scrittura di email (23,3%), l’invio di messaggi (24,6%), la stesura di rapporti (25%) e la creazione di curriculum (18,5%). L’utilizzo è più diffuso tra i giovani: nella fascia 18-34 anni, il 35,8% impiega l’IA per scrivere rapporti, contro il 23,5% degli over 45. Tuttavia, non emergono differenze significative tra i vari livelli di istruzione.

Uno dei fattori che limitano l’adozione dell’IA in Italia è, secondo gli esperti, il basso livello di investimenti in ricerca e sviluppo. Il paese destina solo l’1,33% del PIL, mentre la media UE è del 2,33% e l’obiettivo europeo per il 2030 è del 3%. Questo gap, si sottolinea nel rapporto, potrebbe rallentare la competitività dell’Italia nel panorama dell’innovazione tecnologica.

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Attenzione però, come sottolineato da Maurizio Gardini, presidente di Confcooperative: “la persona va messa al centro del modello di sviluppo, con l’intelligenza artificiale al servizio dei lavoratori e non viceversa”. 

Direttore editoriale

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